Pescara, mondo dell'arte in lutto: morto il gallerista Cesare Manzo

Pescara, mondo dell'arte in lutto: morto il gallerista Cesare Manzo
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Venerdì 11 Ottobre 2019, 11:35 - Ultimo aggiornamento: 11:43

Pescara in lutto. E' morto nella notte il noto gallerista pescarese Cesare Manzo, ideatore della mostra d’arte contemporanea Fuori Uso. Manzo aveva 72 anni. Il gallerista era malato da tempo e la morte è sopraggiunta in una clinica dove da qualche tempo era ricoverato. 

Manzo aprì la sua prima galleria nel 1967. Da sempre personaggio controverso, rimarrà nella memoria cittadina come un sognatore capace di scuotere nel profondo la noia mortale della vita di provincia.


«Ho inventato Fuori uso ma ora non vorrei finirci io. È un momento difficile, ho bisogno di una mano altrimenti rischio di chiudere». Così Cesare Manzo, una vita per l'arte contemporanea,  con il Messaggero aveva utilizzato un gioco di parole per mettere le cose in chiaro: la città, senza di lui, avrebbe potuto perdere uno dei suoi punti di riferimento culturali. «Di una cosa sono certo: ho dato talmente tanto a Pescara che non mi
posso rimproverare nulla. Ho avuto anche molte soddisfazioni ma adesso sto meditando di mollare». Nato nel 1946 in una famiglia storica di giornalai, a 22 anni Manzo aveva già aperto la sua prima galleria, in via Ravenna. Un periodo intenso ma faticoso: «Ogni sera a casa mia venivano a cena artisti e architetti,
impazzivano per le mie pennette all'arrabbiata. Mi ritiravo presto perché dovevo alzarmi alle 2 di notte
per andare a portare le copie fresche di stampa nei paesi di montagna, e quando mi svegliavo li trovavo ancora in salotto che chiacchieravano e sgranocchiavano il pecorino che prendevo a Palena e Colle di Macine da due pastori cui regalavo le copie del Manifesto e di Paese sera».

Erano gli anni Settanta, un'epoca ricca di fermenti: «C'era un gran movimento, portai qui tanti artisti che poi si sono affermati. Cambiai varie sedi - un ex pastificio in via dei Sabini, poi via Regina Elena - e per qualche mese ebbi come segretario Andrea Pazienza. Combinava i peggiori disastri, perché con la matita in mano era un dio ma a livello pratico faceva solo danni. A volte lo mandavo al bar per rimanere da solo a guardare i bellissimi disegni che faceva mentre stava in galleria».

Il nome di Manzo va di pari passo con Fuori uso, la manifestazione che dal 1990 al 2006 ha utilizzato come
luoghi espositivi spazi dismessi quali l'Aurum, l'ex Cofa, l'ex Gaslini, l'istituto Di Marzio, l'ex Fea, l'ex
Ferrotel e la Stella maris. «In realtà - rivela il gallerista - la prima edizione si fece nel 1988 a Ortona, a palazzo Farnese, ma poi litigai con l'amministrazione e la cosa finì lì. Nel '90 passai davanti all'Aurum, che era in abbandono, e pensai di riprendere il discorso. L'anno successivo ci spostammo all'ex Di Marzio e venne anche Achille Bonito Oliva. Ci fu la protesta di alcuni cittadini per farci chiudere e il Comune sembrava intenzionato a stoppare tutto, così andai dal sindaco Pino Ciccantelli con Bonito Oliva che gli disse: domani ho un'intervista con la Rai, se ci cacciate vi sputtano in tutta Italia. La manifestazione andò avanti». Fuori Uso non c'è più: nel 2012 ne è stata fatta un'edizione ridotta, con risorse private, nel cantiere InOpera. «È stata una bella avventura - chiosa Manzo - ma è finita perché la politica ha paura di noi». Poi il ritorno di Fuori Uso nel 2016, l'ultima volta del gallerista pescarese.
 

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