Pescara, chiude la gioielleria di Elvio Seta

I locali della gioielleria Elvio Seta rimasti vuoti
di Monica Di Pillo
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Giovedì 4 Giugno 2020, 13:19

Ha rappresentato un pezzo di storia della gioielleria e dell’orologeria di Pescara. Chissà quante ricorrenze ha festeggiato, quante unioni ha suggellato nel corso della sua storia. Per non parlare delle generazioni che ha fatto sognare davanti alle vetrine con i suoi gioielli scintillanti, alcuni appannaggio di pochi, ma guardare e immaginare era consentito a tutti. Dopo 55 anni quelle vetrine si sono spente, Elvio Seta, che ieri ha festeggiato 80 anni, ha deciso di uscire di scena da vincitore. “Una idea - spiega il figlio Antonio, anche lui gioielliere in via Cesare Battisti - maturata da mio papà da tempo, perché era arrivato per lui il momento di godere del meritato riposo. Certo l’emergenza Covid ha accelerato questo processo, facendo capire a mio padre che era arrivato il momento giusto per lasciare”. Con un cartello sulla vetrina del negozio il gioielliere ha salutato e ringraziato i suoi clienti: “Ogni storia, anche la più bella ha la sua parola fine”. Una storia che Elvio Seta, nato in Libia durante la campagna di colonizzazione italiana, inizia all’età di 13 anni, quando la famiglia del nonno lo avviò all’arte dell’orologeria.
“La famiglia aveva radici antiche legate all’orologeria - continua il figlio Antonio - e mio padre si appassionò subito a questo mestiere. All’inizio aprì la sua gioielleria con lo zio Dante. All’epoca era in via Conte di Ruvo, poi mio padre decise di separarsi dal fratello, non perché ci fossero problemi, ma per una strategia di ripartizione del mercato. Così mio zio rimase a Porta Nuova e mio padre si trasferì in centro”. All’inizio Elvio aprì in via De Amicis, poi nel ‘72 si trasferì in via Cesare Battisti, oggi cuore pulsante della movida. Una storia caratterizzata anche da episodi che segnarono la cronaca cittadina: Elvio Seta subì delle rapine che lasciarono il segno, come quella in cui fu preso in ostaggio dai suoi rapinatori.

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