Pescara, «infamona» poi le bruciano l'auto

Domenico Pettinari con l'auti andata a fuoco Pescara, «Infamona» poi le bruciano l'auto
di Alessandra Di Filippo
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Martedì 26 Novembre 2019, 12:25 - Ultimo aggiornamento: 12:42

La sua unica colpa, non aver mai abbassato la testa. Aver parlato, denunciando le minacce, i soprusi, le condizioni in cui sono costrette a vivere le persone oneste che vivono nelle palazzine Ater del Ferro di Cavallo, a Rancitelli, dove i criminali e gli spacciatori la fanno letteralmente da padroni. Ha detto no e come risultato, ieri notte, si è ritrovata la sua auto, una Fiat 600 acquistata con enormi sacrifici, distrutta dalle fiamme. Accanto alla vettura bruciata, ben in evidenza una bottiglia di benzina. Una minaccia esplicita, un avvertimento su cui ora indagano i carabinieri.

 


Vittima del gesto di inaudita violenza, anzi l’ennesima vittima della dura legge di Rancitelli, una donna che nel complesso del Ferro di Cavallo vive da ben 40 anni. Una delle residenti storiche di quelle palazzine. Neppure una settimana fa, dopo la retata effettuata dai militari dell’Arma proprio in via Tavo, che aveva portato ad otto arresti, con il volto coperto e la voce contraffatta aveva raccontato ai microfoni del giornalista di Rete8 Luca Pompei, durante la trasmissione “In Cronaca”, la vita quotidiana al Ferro di Cavallo fra droga, abusivi e armi. E a proposito di armi aveva parlato anche di una pistola, poi utilizzata per una rapina, che le era capitato di vedere dal balcone nelle mani di una persona. Parole che, insieme alle battaglie per la legalità che conduce da anni, le sono costate care.

Poco dopo le 2.30 di ieri notte, l’incendio dell’auto, che come sempre aveva parcheggiato sotto casa. Ad avvertirla, sono stati altri residenti, i quali hanno immediatamente lanciato l’allarme ai vigili del fuoco. Al loro arrivo, il motore della piccola utilitaria era già stato divorato dalle fiamme e distrutto. Un gesto, come la stessa donna ha poi riferito ai carabinieri, preceduto da offese. Domenica in particolare e, quindi il giorno prima, da una delle finestre di fronte alla sua abitazione si era sentita urlare contro «infamona». «Ora - dice - ho veramente paura. Vivo da sola e non ho più nulla. Quella macchina la usavo per muovermi. Chiedo aiuto al sindaco. Gli chiedo di fare qualcosa. Qui al Ferro di cavallo non c’è neppure una telecamera. Niente di niente. Siamo lasciati all’abbandono». Accanto a lei, il vice presidente del consiglio regionale, Domenico Pettinari del M5S. Con loro, ieri mattina, in via Tavo, polizia, carabinieri, finanza e polizia municipale. «Questa signora, per me prima di ogni altra cosa un’amica - sottolinea l’esponente grillino -, è al mio fianco nella lotta alla criminalità. Sono addolorato che cittadini coraggiosi come lei, che ci mettono la faccia debbano essere lasciati soli subire simili atti vigliacchi».

 Dopo questo fatto, con ancora più forza torna a chiedere un presidio fisso nel quartiere. «Cosa dobbiamo aspettare – chiede - affinché gli organi preposti agiscano e istituiscano un presidio fisso di polizia o esercito? Il Ferro di cavallo a Pescara rappresenta una piazza di spaccio nazionale. I delinquenti continuano a vivere in quelle case e quando vengono messi fuori, perché abusivi, riprendono il controllo degli appartamenti poco dopo. Se il tiro delle minacce si alza è inevitabile dover aumentare le azioni di contrasto alla criminalità. Immediatamente telecamere a tutela di queste povere persone e subito dopo presidi fissi, se occorre anche chiamando l’esercito. Non possiamo aspettare più».  Pettinari chiede, quindi, al Presidente di Regione e al sindaco di Pescara di dare seguito a queste richieste. «Allo stesso modo – prosegue - mi auguro che alla signora, che davvero ha poco e niente, venga messo a disposizione un mezzo per potersi muovere perché ora è relegata lì senza alcuna possibilità di spostamento». Sul grave intimidatorio a Rancitelli, è intervenuto anche il sindaco dei giornalisti per esprimere vicinanza alla vittima e al giornalista Luca Pompei.

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