Paziente anoressica stuprata nella clinica da un altro ricoverato

Giovedì 28 Settembre 2017 di Gianluca Lettieri
Stuprata in un letto della clinica a Chieti. È la terribile storia che ha avuto come vittima una paziente, ora di 32 anni. La vicenda, che risale al giugno del 2013 e mai emersa in precedenza, arriverà lunedì prossimo davanti al Tribunale di Chieti. L’imputato è l’italo-argentino A.M., 47 anni, alla spalle una marea di precedenti penali: anche lui, all’epoca dei fatti, era ricoverato per motivi di salute nella struttura teatina, dove si trovava ai domiciliari. L’uomo è accusato di una sfilza di reati, tra cui violenza sessuale, violenza privata, evasione e furto. Sul caso ha indagato la Squadra mobile di Chieti.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, lo stupro avviene il 2 giugno di quattro anni fa. A subirlo è una giovane da due mesi e mezzo in clinica per problemi di anoressia: la chiameremo Francesca, con un nome di fantasia, per garantire il dovuto diritto alla riservatezza. Dopo qualche giorno dal ricovero, la ragazza conosce un altro paziente, A.M.. Tra loro nasce un rapporto di amicizia. Ma Francesca non sa che quell’uomo, ai domiciliari dopo aver lasciato il carcere di Parma per disturbi alimentari, ha alle spalle un passato fatto di violenze orribili. A tal punto da diventare il terrore dell’Eur, quartiere di Roma, perché nel 2002 fu accusato di aver violentato tre donne e rapinato oltre 40 automobilisti in un mese e mezzo.

Quella maledetta sera del 2 giugno Francesca, secondo la denuncia, scende nella hall dell’albergo e incontra Antonio. L’uomo le offre un caffè, quindi la ragazza torna in stanza. Poco dopo la giovane riceve una chiamata da A.M., che la invita a raggiungerlo nella sua camera da letto. Non appena Francesca entra in stanza, lui le tappa la bocca e la trascina sul letto, dove la violenta. La giovane racconterà di aver provato a fare resistenza, ma di non esserci riuscita perché, in precedenza, aveva preso un farmaco che riduce le forze. Inoltre sospetta che, all’interno del caffè bevuto nella hall, l’uomo abbia versato una sostanza soporifera. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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