Prete accusato di omicidio: «C'è di mezzo il demonio»

Sabato 24 Marzo 2018
«Sono tranquillo, sereno. Anche se qui forse c’è di mezzo il demonio». L’ex parroco di Pizzoli (l'Aquila), monsignor Paolo Piccoli, 52 anni, accusato di avere strangolato un sacerdote di 92 anni, Giuseppe Rocco, trovato morto nella sua camera nel seminario di Trieste, nella Casa del clero, il 25 aprile 2014, è certo insieme al proprio avvocato di fiducia Vincenzo Calderoni, di dimostrare la propria innocenza in un quadro probatorio che, da confuso, è diventato a seguito delle testimonianze nel processo di ieri, addirittura fosco. Infatti secondo l’avvocato Calderoni, l’udienza di ieri è stata contraddistinta dal caos che si è generato nei momenti concitati di intervento da parte dei soccorritori nella stanza e soprattutto sul letto del prelato, dove sono state rinvenute in un lenzuolo posto sotto la salma, tracce ematiche dell’imputato.

Secondo l’avvocato Calderoni, questo aspetto è di particolare rilevanza visto che secondo l’accusa le tracce ematiche dell’imputato non sarebbero state lasciate nell’atto di somministrazione dell’estrema unzione come sostiene la difesa. Una ricostruzione contrastante, che va valutata con quello che è accaduto all’interno della stanza, dove il letto, le lenzuola e soprattutto il cadavere dell’anziano sono stati più volte spostati, a cominciare nelle fasi di intervento degli operatori del 118 intervenuti nel tentativo di rianimare l’anziano prelato. Fasi concitate che sempre a dire dell’avvocato del Foro dell’Aquila, avrebbero non solo falsato lo stato dei luoghi, ma che non possono far escludere anche che la frattura dell’osso ioide (che ha provocato la morte di monsignor Rocco) possa essere stata provocata da altri. Addirittura sempre secondo il legale tra i testimoni c’è chi ha raccontato del cadavere del prelato sarebbe stato piegato in due dagli addetti di un’agenzia funebre quando è stata disposta la rimozione della salma. L’udienza è stata aggiornata ai primi di aprile.
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