Paolo Giordano, il chitarrista morto di Covid a 59 anni: ha lavorato con Lucio Dalla e Biagio Antonacci

Covid, morto a 59 anni il chitarrista Paolo Giordano: ha lavorato con Lucio Dalla e Biagio Antonacci
di Cristina Squartecchia
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Giovedì 30 Dicembre 2021, 09:04 - Ultimo aggiornamento: 09:29

Il mondo della musica, locale e nazionale, piange la perdita di Paolo Giordano, chitarrista, insegnante e straordinario animatore musicale della città di Pescara. Si è spento nella giornata di ieri all’età di 59 anni, all'ospedale di Pescara, dove era ricoverato in terapia intensiva dopo essere risultato positivo al Covid-19, il suo fisico era già compromesso da uno stato di salute precario. Nato a Pescara, Paolo Giordano era il mago della chitarra, un vero e proprio virtuoso, uno sperimentare puro per le diverse tecniche percussive, come il tapping e il fingerstyle, messe a punto durante la sua carriera. Negli anni aveva calcato le arene e i palcoscenici più prestigiosi accompagnando artisti come Lucio Dalla, noto nel tour del 1992 in “Cambio”, durante il quale inaugurava i concerti con dei suoi brani, tanto che lo stesso Dalla lo definì «uno dei migliori chitarristi europei». E poi i progetti con Biagio Antonacci per il disco “Mucchio” e tante le collaborazioni e presenze in kermesse di prestigio.


Amato e stimato da amici e colleghi, Paolo Giordano era anche un maestro inimitabile per stile, estro e abilità, le cui composizioni contenevano freschezza e ingegno in un mix originale di armonie e sonorità. «Era un musicista fantastico – dichiara il maestro Angelo Valori un vero innovatore della chitarra acustica, ma anche un uomo delizioso e gentile. L’ultima volta che ci siamo visti è stato per il concerto di Ariete a fine agosto insieme a sua figlia fan della cantante. Chiesi a lui di inaugurare la cornice di “Singin’ in the streets” a piazza Salotto nell’estate del 2020 all’indomani delle riaperture dopo il primo lockdown. Fu un concerto memorabile e la sua musica diede speranza a tutti. Perdiamo un grande uomo e artista». «Avevamo diverse cose da fare insieme – aggiunge ancora Maurizio Di Fulvio, chitarrista e direttore di “Concerti sotto le stelle” -. Dopo la sua formidabile esibizione nella citata cornice a luglio del 2020, stavamo lavorando a un progetto, che poi la seconda ondata purtroppo interruppe. Ci mancherà con la sua vitalità e infinita generosità artistica». E come poi dimenticare il suo sensazionale tributo alla musica dei Pink Floyd e Syd Barret al teatro Massimo nel gennaio del 2020, quando faceva danzare le corde dello strumento in visioni psichedeliche per una rivisitazione inedita della musica rock dell’epoca. 

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