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Covid, morto dopo una notte in ambulanza: indagati quattro medici. L'accusa è omicidio colposo

Sabato 14 Novembre 2020 di Patrizio Iavarone
Covid, morto dopo una notte in ambulanza: indagati quattro medici. L'accusa è omicidio colposo

Ci sono quattro indagati per la morte di Attilio Caranfa, l’ottantenne di Marino domiciliato a Villalago, morto il 6 novembre scorso nell’ex pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona dopo aver trascorso un giorno e una notte “parcheggiato” in un’ambulanza. La procura della Repubblica di Sulmona ha notificato ieri gli avvisi di garanzia, al fine di eseguire alla presenza delle parti l’esame autoptico, a quattro medici, ovvero il medico curante con cui l’anziano era stato in contatto prima del ricovero e che aveva fatto richiesta del tampone, e i tre medici (due dell’ospedale e uno del 118) che hanno prestato le cure a Caranfa il giorno e la notte del suo trasferimento all’ospedale Annunziata, dove l’anziano, che era cardiopatico, è deceduto poco prima delle sette del mattino, presumibilmente per un attacco cardiaco.

L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo in concorso e l’avviso di garanzia, al momento, è un atto dovuto per permettere agli indagati di poter nominare un loro perito di parte. Oggi stesso verrà formalmente conferito l’incarico da parte della procura della Repubblica al medico legale Luigi Miccolis che eseguirà l’autopsia all’ospedale Spallanzani di Roma, l’unico che si è reso disponibile, in extremis (tanto che la procura aveva deciso di archiviare l’inchiesta per l’impossibilità a svolgere gli accertamenti), a mettere a disposizione una stanza a pressione negativa per l’esame peritale. L’autopsia, per la quale sia la parte offesa (ovvero la famiglia del defunto), sia gli indagati, nomineranno a loro volta un perito, sarà eseguita molto probabilmente lunedì, fatta salva la soluzione da adottare per il trasferimento della salma. Il fine è quello di accertare le cause ed eventuali concause della morte e capire, sostiene la famiglia, se lo stazionamento in ambulanza e più in generale la gestione del paziente, abbia compromesso il suo stato di salute già precario. 

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