Morì per un'aneurisma, indagati ben 56 medici. Ma la Procura chiede di proscioglierli tutti

Giovedì 16 Maggio 2019 di Manlio Biancone
Il Tribunale di Avezzano
Cinquantasei indagati, tra medici e paramedici, per la morte di una donna di 70 anni in seguito ad un aneurisma dell’aorta addominale. Tutti devono rispondere di omicidio colposo, ma lo stesso Pm dopo la perizia di un medico legale ha chiesto il proscioglimento per tutti. L'episodio risale al 2016: seconda la ricostruzione degli inquirenti la donna di Cassino, arrivata al Pronto soccorso dell'ospedale di Avezzano, venne sottoposta ad un esame radiologico ma non fu riscontrato nulla di anomalo. La Procura della Repubblica, dopo le perizie dei periti, per ben due volte ha chiesto l’archiviazione perché non furono riscontrati errori prima e dopo il ricovero della paziente. La parte civile però si è opposta alla richiesta dei Pm.

Ieri mattina si è tenuta davanti al Gup del Tribunale di Avezzano, Maria Proia, l’udienza preliminare alla presenza degli avvocati della difesa, Antonio Milo, Walter Cipolloni, Renzo lancia, Filippo Paolini, che hanno chiesto l’assoluzione per tutti gli indagati. L’episodio come ricordato risale all’autunno 2016. La 70enne arrivò all’ospedale di Avezzano, dopo aver accusato dolori, per un accertamento diagnostico in radiologia, l’esame venne eseguito ma i medici di radiologia non riscontrarono l’aneurisma.

La donna dopo alcuni giorni si aggravò per le complicazioni successive e non uscì viva dall’ospedale. Dopo una circostanziata denuncia dei familiari la Procura, Pm Guido Cocco, aprì un’inchiesta indagando medici e paramedici e nominò un perito per accertare la verità. La relazione del medico legale sostenne che non c’erano stati comportamenti omissivi da parte del personale sanitario e per questo il magistrato chiese l’archiviazione che fu impugnata dall’avvocato della parte lesa. Nuova perizia da parte del Pm, Andrea Padalino, che confermò le conclusioni del primo perito e per questo chiese il proscioglimento per tutti gli indagati che fu di nuovo impugnato. E ieri appunto, davanti al Gup, gli avvocati hanno chiesto di non doversi procedere nei confronti dei 56 indagati, tutti dipendenti dell’ospedale di Avezzano. La parte civile contesta che i medici avrebbero dovuto effettuare una Tac con mezzo di contrasto che permetteva di visualizzare bene non solo gli organi interni del corpo umano, ma anche le arterie e le vene. Il giudice deciderà il prossimo 26 giugno. © RIPRODUZIONE RISERVATA