Massacrata di botte dal compagno, perde il bimbo al quinto mese di gravidanza

Il Tribunale di Pescara
di Alessandra Di Filippo
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Venerdì 27 Novembre 2020, 09:43 - Ultimo aggiornamento: 11:57

Il giorno dopo l'inaugurazione di panchine e scarpe rosse, di ponti e torri civiche illuminate, di tavole rotonde per cercare di sensibilizzare sul tema della violenza, arriva purtroppo la notizia dell'ennesima brutta storia di maltrattamenti nei confronti di una donna. Pestata a sangue dal compagno sino a perdere al quinto mese di gravidanza il bambino che aveva in grembo. Una storia che arriva da Montesilvano e che proprio l'altro ieri, il 25, ha portato la squadra mobile a notificare ad un 39enne, titolare di un'attività on line, il divieto di avvicinamento alla ormai ex compagna.

Per la donna, il calvario inizia alla fine del 2019 e va avanti sino allo scorso mese di ottobre, quando finalmente, senza più ripensamenti, trova la forza di denunciarlo. A spingerla a raccontare tutto alla polizia, l'ennesimo pestaggio, stavolta davanti all'anziano padre, che per proteggerla si era trasferito per alcuni giorni nella sua abitazione. Ed è in questa occasione che apre gli occhi, si rende conto dell'indole violenta dell'uomo che pensava di amare e comincia a temere seriamente per la propria vita. Agli agenti della squadra mobile, diretti dal vice dirigente Mauro Sablone, che già conoscoscevano in parte la sua vicenda per via di altre denunce presentate e poi ritirate, racconta di un rapporto altalenante con il compagno, abituale assuntore di cocaina, caratterizzato da botte e atti persecutori. Botte continue che, nella primavera scorsa, l'hanno fatta finire in ospedale con un trauma cranio facciale e la frattura delle ossa nasali, che hanno reso necessario il ricovero.

E' lei stessa a riferire di aver cercato in un primo momento di coprirlo, dichiarando ai medici di essersi provocata quelle lesioni e quelle fratture, costatele 30 giorni di prognosi, per una caduta accidentale dalle scale, per poi invece ritrattare e raccontare tutta la verità e cioè che era stata presa a pugni dal compagno. E questo perchè, nonostante fosse su un letto di ospedale, lui continuava ad offenderla e a minacciarla, addirittura si intrufolava senza permesso nella sua abitazione. Questa era stata una delle occasioni in cui, esasperata, si era rivolta alla polizia, facendo fra l'altro presente che solo qualche tempo prima, per le botte,  era stata costretta con grandissimo dolore e sofferenza ad abortire.

Dopo quei racconti, più nulla sino ad un mese fa quando, dopo essere stata massacrata davanti agli occhi del padre, ha deciso di dire basta. Le indagini della mobile, volte a ricostruire la vicenda, non si sono comunque mai interrotte e, proprio mercoledì nella giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, si sono concluse con il provvedimento del gip del Tribunale di Pescara, richiesto anche dalla procura. Il 39enne, per nessuna ragione, potrà parlare e avvicinarsi alla ex, la quale fra l'altro di recente, per ben due volte, è finita al pronto soccorso, riportando prognosi di 30 e sette giorni. Nel provvedimento, si fa presente che in caso di ''violazioni delle prescrizioni imposte'' scatteranno ''misure maggiormente coercitive, non esclusa quella del massimo rigore della custodia cautelare in carcere''.

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