Mafia, Guarnotta a Pescara: «Quell'appuntamento mancato con Borsellino, il giorno prima dell'omicidio»

Mafia, Guarnotta a Pescara: «Quell'appuntamento mancato con Borsellino, il giorno prima dell'omicidio»
di Saverio Occhiuto
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Sabato 30 Ottobre 2021, 07:33

Leonardo Guarnotta racconta così l'ultimo incontro mancato con Paolo Borsellino: «Sabato 18 luglio Paolo venne a trovarmi in ufficio. Io però ero fuori Palermo per una gita a San Vito Lo Capo con la famiglia. Probabilmente doveva riferirmi qualcosa di molto importante. Lasciò detto che sarebbe tornato a trovarmi il lunedì successivo. Non lo vidi più e quel nostro mancato incontro è ancora oggi uno dei rimpianti più grandi della mia vita».


Paolo Borsellino fu ucciso il giorno successivo, domenica 19 luglio 1992, fatto a pezzi assieme agli uomini e le donne della sua scorta da un'autobomba collocata sotto l'abitazione della madre, in via D'Amelio, nel cuore della città. Guarnotta, oggi 81enne, uno dei componenti dello storico pool antimafia di Palermo assieme a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e all'abruzzese Giuseppe Di Lello, è tornato a Pescara in questi giorni come ospite d'onore del Premio Borsellino. Evento sempre preceduto dagli incontri nelle scuole. Adulti e ragazzi di ogni età lo hanno raggiunto in hotel o nei licei dove era atteso per una conferenza, tenendo il suo libro sotto il braccio: “C'era una volta il Pool antimafia” (edizione Zolfo), per chiedere una dedica o scambiare solo qualche battuta con uno dei simboli della lotta a Cosa nostra.

Nella veste di Segretario generale della Fondazione intitolata a Giovanni Falcone e alla moglie Francesca Morvillo, anche lei tra le vittime della strage di Capaci, Guarnotta non fa che attraversare in lungo e in largo l'Italia proprio per incontrare i ragazzi: «Con Maria (Falcone) ci siamo divisi le scuole. Il prossimo anno, in occasione del trentennale dell'uccisione di Giovanni e Paolo, la manifestazione di Palermo non si terrà più nell'aula bunker ma all'esterno. Andremo nelle piazze, i ragazzi di tutta Italia potranno raggiungerci lì».
Niente sedi istituzionali. Anche quel luogo simbolo di Palermo, dove si celebrò lo storico maxi processo a Cosa nostra istruito da Giovanni Falcone, va in pensione. Come se qualcuno avesse deciso di portare alla “luce del sole” la lotta alla mafia.

E quando chiedi a Guarnotta cosa pensa della sentenza pronunciata dai giudici di Caltanissetta nel processo sulla famosa “trattativa”, che ha visto assolti proprio gli uomini dello Stato coinvolti nel presunto accordo con Cosa nostra, non dimentica di avere indossato la toga per 50 anni: «Le sentenze non si discutono, ma non è vero che non si possono commentare. Sempre dopo avere letto attentamente le motivazioni». Certo, anche questo oggi sarebbe stato molto più facile se quel 18 luglio del 1992 Guarnotta avesse avuto modo di incontrare l'amico Paolo per apprendere dalla sua viva voce cosa di tanto urgente doveva riferirgli a ventiquattro ore dalla sua fine.

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