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Pittore ucciso dal vicino di casa, un arsenale in casa dell’assassino

Pittore ucciso dal vicino di casa, un arsenale in casa dell assassino
di Walter Berghella
4 Minuti di Lettura
Martedì 15 Febbraio 2022, 10:38

Via Cipollone, a Lanciano, il giorno dopo la tragedia. In 46 metri l’asfalto è costellato di 15 cerchi in gesso che la scientifica dei carabinieri ha tracciato, unitamente a 10 quadrati. Sono punti, in diagonale, che raccontano della terribile esecuzione disegnando la micidiale scarica di 13 colpi, su 15, con cui il settantenne Amleto Petrosemolo, difeso dall’avvocato Alessandra Cappa, ha colpito alla schiena e ucciso Francesco De Florio De Grandis, 72 anni, suo dirimpettaio al terzo piano del condominio in provincia di Chieti. Seguito non appena era uscito dal portone per andare a messa. La Beretta calibro 9 ha esploso colpi a ripetizione e diversi proiettili hanno rimbalzato bucando l’asfalto. «Cosa poteva accadere se fosse stato un giorno feriale con i bambini da portare a scuola alle 7.50?» si domandano i residenti.

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L’OSSESSIONE L’arrestato aveva nel borsello un’altra pistola Glock e un secondo caricatore. In casa gli è stato trovato un arsenale con altri cinque pezzi tra pistole e fucili. Armi legalmente detenute, i carabinieri stanno tuttavia verificando la validità delle licenze. Alla base della sconcertante uccisione di De Grandis, noto come Ciccillo, resta l’ossessione di una maldicenza di cui il 70enne Amleto Petrosemolo era convinto e che ha armato la sua mano assassina. «Quello mi stuzzicava, parlava male di me» dirà agli inquirenti parlando della vittima e confessando il delitto compiuto sì in un momento di follia, ma comunque preparato nei dettagli. Petrosemolo, assistito dall’avvocato sostituto Antonio Codagnone, non è un rissoso ma soffriva di manie di persecuzione. Non si fidava di nessuno lui, solitario e tormentato, specie dopo la separazione. E così il pensiero omicida è diventato gesto, passando all’azione. Di colpo nella sua mente qualcosa si è rotto e dal nulla si è consumato il delitto, senza avvisaglie.

 


LA VITTIMA De Grandis era invece un uomo mite che raggiunta l’età della pensione dopo aver lavorato come imbianchino, aveva riscoperto le sue passioni: un maestro d’arte, definito il pittore della notte, con i suoi quadri, la chitarra, l’artigianalità con cui creava pupazzi di cartapesta per il Carnevale. Distrutta la moglie Licia, detta anche Liliana, che ribadisce: «Qui non è mai successa alcuna discussione. Mio marito aveva un’anima pulita. Faceva una vita semplicissima». Affranti i figli Carmine, Franco e il maestro Roberto, flautista con mille concerti alla spalle in tutto il mondo, pure in Vaticano dal Papa, che commenta: «Siamo molto tristi per l’uccisione di mio padre. Una disgrazia avvenuta con una dinamica del tutto imprevista». Caso risolto in mezz’ora. Il tempo in cui i carabinieri hanno trovato Petrosemolo in casa di una conoscente nella vicina via D’Annunzio. Si era disfatto della Beretta, poi trovata su un muretto da un poliziotto. «Le testimonianze raccolte nell’immediatezza dai testimoni presenti sono state importanti per identificare l’omicida in breve tempo» ha detto il tenente colonnello Vincenzo Orlando coadiuvato dal capo del Norm, tenente Giuseppe Nestola.

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L’INTERROGATORIO Petrosemolo sarà interrogato domani in remoto dal supercarcere. Al gip Massimo Canosa dovrà spiegare i motivi del suo agguato. Contro di lui l’accusa di omicidio volontario aggravato da futili e abbietti motivi. Il difensore Cappa chiederà una perizia sulle capacità di intendere e volere. Sempre domani prevista l’autopsia a Chieti su De Grandis. Il pm Serena Rossi dà oggi l’incarico al medico legale Cristian D’Ovidio.

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