La ricostruzione dell'Aquila: in un libro strumenti e ragionamenti dell'architetto Andreassi

pianta dell'Aquila
di Sabrina Giangrande
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Sabato 14 Maggio 2022, 18:33

L'AQUILA Le riflessioni raccolte nell'ultimo libro dell'architetto aquilano Fabio Andreassi, sulla storia urbana dell'Aquila, interessano i ciclici processi di demolizione e ricostruzione mediante gli strumenti urbanistici; esaminando i programmi, le politiche, i piani, le regole e i progetti utili al rinnovamento della città, nei post terremoti, disastri, guerre e innovazioni sociali intervenute nel corso della storia.

Il libro di Andreassi verrà presentato il 17 maggio prossimo alle 18 presso la Libreria Colacchi. A seguire, il 18 dalle 15.30 alle 17.30 è in programma il webinar organizzato dall'Università degli Studi Guglielmo Marconi: "L'Aquila e le trasformazioni urbane" e anche qui sarà presente l'autore del libro: "Progetti per L'Aquila, il quadro conoscitivo verso una trasformazione urbana consapevole" Franco Angeli editore. Il Coordinamento scientifico è affidato all'architetto Cinzia Bellone.

Quali differenze troviamo rispetto al suo lavoro antecedente?
«Mentre nel libro precedente ho lavorato sul modello della ricostruzione in quest'ultimo- spiega Andreassi- ho analizzato gli strumenti, partendo dalla storia della città e ho visto che ci sono stati dei momenti di crisi e innovazione imposta che hanno di fatto trasformato la città. Ne sono tanti, come le guerre, i terremoti, le carestie e le innovazioni sociali. L'ultima innovazione importante per la città è avvenuta dopo i moti degli anni settanta, con la costituzione della regione, degli assessorati, che incise sulla ricostruzione della società, perché subito dopo, per riappacificare la società emerse il piano regolatore».

Le diverse crisi storiche, hanno influenzato i piani regolatori della città?
«Quando terminò la guerra e cadde il fascismo, vi fu un momento di crisi e innovazione imposta, con la città, la società,í che provarono a governare le trasformazioni con il piano regolatore chiamando uno tra più grandi urbanisti mondiali. Altro momento di crisi avvenne sicuramente nel 1922, proseguendo a ritroso, con il fascismo e la presenza del podestà aquilano Adelchi Serena (1895-1970) che lavorò sulla "Grande Aquila", con grandi interventi sportivi, turistici, direzionali. Ma ancor prima ci fu il terremoto della Marsica del 1915, con un piano regolatore redatto dall'ingegner Giulio Tian nel 1917 e ancor prima ci fu l'Unità d'Italia, siamo nel 1861 e l'amministrazione decise di governare le trasformazioni con i regolamenti. Con il terremoto del 1703, la ricostruzione fu effettuata con le politiche del lavoro e fiscali. Altro momento di crisi avvenne nel Cinquecento con la dominazione spagnola e la perdita del contado, con la città che passò da circa 19mila abitanti a seimila. La crisi venne affrontata con politiche economiche e territoriali, per transitare successivamente alla città angioina dove la ricostruzione avvenne seguendo politiche economiche e statuti con il cosiddetto "Piano Angioino". Nel Quattrocento, diversi terremoti, guerre e pestilenze, un secolo orribile con i governanti che operavano con modelli di governance affidate alle "arti territoriali"».

Quali utili ragionamenti possono emergere?
«In questa storia della città- conclude l'autore- in base alle condizioni contestuali, gli attori, i decisori scelsero diversi strumenti: piani, progetti, regolamenti, gli accordi e le scelte politiche con gli effetti misurati in base alla consapevolezza dei decisori ossia: se un decisore è consapevole delle proprie azioni, conosce la storia, la società, utilizzerà lo strumento migliore per raggiungere l'obiettivo, quando non è consapevole perché non ha gli strumenti, non ha la conoscenza, si generano guai».
Il lavoro di Andreassi si ferma agli anni novanta con "Tangentopoli"; «momento di crisi recente e pertanto non essendosi ancora depositato e sedimentato, necessita ancora di studi su come i diversi personaggi abbiano inciso».
Sabrina Giangrande  
 

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