SOCIAL'AQ/ "La piccola Seattle chiamata L’Aquila": un boom il gruppo creato su Facebook

Mercoledì 30 Dicembre 2020 di Sabrina Giangrande
Marcello Prosperococco

L'AQUILA L’Aquila si conferma capitale della cultura, nel senso più esteso del termine e riscopre anche la sua anima “Rock”. E’ nato su Facebook il gruppo “La piccola Seattle chiamata L’Aquila” da un’idea di Marcello Prosperococco ed è stato subito un boom: dall’11 dicembre, data della sua creazione a oggi, conta quasi 800 iscritti, con oltre 600 post nell’ultimo mese.

Nonostante il terremoto e il Covid, chi ama il rock non si arrende. Un amore solo apparentemente sepolto, riemerge improvvisamente, nei ricordi, nelle fotografie, nei video, nelle locandine, nei ritagli di giornale, nei volti dei giovani protagonisti di un recente passato, con la voglia e il desiderio comune di interpretare un genere musicale il “Rock”, sviluppatosi negli Stati Uniti e nel Regno Unito, intorno agli anni Cinquanta e Sessanta, un mutamento del “Rock and Roll”, ma che trova nelle sue origini, anche altre forme musicali precedenti, come il “Rhythm and Blues” e il “Country” con sporadici richiami anche alla musica “Folk”. La chitarra elettrica è lo strumento cardine del rock, accompagnata dal basso elettrico e dalla batteria.

«Negli anni ‘90, all’Aquila, si sviluppò in maniera spontanea, un fermento musicale notevole- dice Prosperococco- ma inusuale fino ad allora per la nostra splendida città. Non ho dubbi che la stessa cosa accadde anche in altre città italiane e del mondo, ma ovviamente i miei ricordi, avendoli vissuti in prima persona, sono legati alla città nella quale sono nato e cresciuto. Il nome del gruppo facebook mi è venuto in mente perché le analogie con la più famosa città americana, con le dovute proporzioni, a mio avviso furono molte (ad esempio le band che nascevano in continuazione, il fatto che si suonasse in ogni angolo della città). È certo che un confronto diretto con Seattle, risulterebbe impietoso. L’origine di questo movimento musicale, fu dovuto sicuramente e principalmente alla spinta mediatica che il “Grunge” ebbe in quegli anni. C’era però, come a Seattle, la voglia di esprimersi, la voglia di dire qualcosa, la voglia di suonare in ogni angolo della città. L’idea mi è venuta in mente qualche giorno fa, dopo aver pubblicato una foto di una possibile reunion (reunion che purtroppo non andò in porto) della mia prima band, quella con la quale sono salito per la prima volta su un palco: gli Zelig. Era il 1994. Ognuna dei quelle band, secondo me, ha dato un contributo fondamentale alla crescita culturale della città».

Circa 37 le numerose band costituitesi in quegli anni: A Real rain, Coffe shower, Daba dub, Dline, Disforìa, Distilleria clandestina, Doctor khumalo, Exede, Garble, Golem, Intrigo, Ividema, Joy lips and the velvet negroes, Khany scjoti, Latebra, Lavori in corso, Le Naphta narcisse, Lungo cammino, Malìa, Margó, Maxiata, Morgana, Muffa rialzo, Muttley, Overload, Powerage, Project orange, Rio save, Senza precedenti, Sesto senso, Souleloquy, State of love and trust, Sturm und drang, Uranius, Vega’s, Zelig. «Ci furono anche tanti club- racconta Prosperococco- piccoli locali che facevano musica dal vivo: l’Arabesque, il Blue Funk, il The Mix, lo Sweet Home, il No End».

L’ideatore esorta gli amanti rockettari aquilani e non, a iscriversi e condividere queste emozioni del passato, che sia di stimolo per le nuove generazioni, per uscire dal guscio il più presto possibile per socializzare insieme, condividendo le passioni musicali, l’arte in genere, per rivivere la città, che da secoli continua a offrire, attraverso il suo centro storico, spazi aggregativi di alto livello, così bello, ricostruito e rinascente, da non temere rivali.
Sabrina Giangrande

© RIPRODUZIONE RISERVATA