Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

La Majella perde la “J”, ribellione sui Social

il logo del Parco della Majella
di Sabrina Giangrande
4 Minuti di Lettura
Martedì 2 Febbraio 2021, 13:08 - Ultimo aggiornamento: 13:57

SULMONA La “Montagna Madre”, la montagna dei lupi, degli orsi e dei santi eremiti viene privata della lettera “j”, sostituita dalla “i”. Come ha scritto Ezio Burri nel volume “Parco nazionale della Majella” (Carsa Edizioni) “e qui la Majella- e sia detto una volta di più che si scrive con l’abruzzese “j” e non con la fiorentina “i”- che attrae l’immaginario con le sue fioriture atte ad ispirare più dolci e terreni. Ma non è solo questo. La Majella “con tutta la sua neve” vergava sulle sue carte il d’Annunzio...».

Ma a quanto pare il Consiglio direttivo del’omonimo Parco non è dello stesso parere. Nell’ottobre scorso, a seguito di riunione consiliare, all’unanimità ha deciso di modificarne il nome.
Il rettore dell’Università sulmonese della Libera età, Ezio Mattiocco, esulta: «Finalmente il Parco Nazionale della Maiella si riappropria della propria denominazione ufficiale e abbandona l’oronimo Majella, nel rispetto sia degli atti ufficiali riguardanti l’istituzione e la vita dello stesso ente parco, sia delle norme linguistiche e delle consolidate tradizioni storico-geografiche. Lo ha deciso, nella seduta del 29 ottobre, il consiglio direttivo del Parco nazionale della Maiella, accogliendo l’istanza firmata da studiosi e presidenti di associazioni che avevano chiesto ai vertici dell’ente parco e al ministero dell’Ambiente il rispetto della denominazione ufficiale: Parco nazionale della Maiella, invece del desueto e arbitrario oronimo Majella».

A non digerire la notizia sono gli amministratori della pagina Facebook ufficiale “Abbruzzo di Morris” - «noi dispiace molto per quella “J”, e non tanto per degli evidenti vantaggi in termini comunicativi, quanto perché in realtà ci eravamo molto affezionati, era ormai entrata nel cuore di tutti gli abruzzesi. Gli studiosi del passato, forse poco sensibili verso il presente e soprattutto il futuro, hanno tuonato: “desueto e arbitrario”. Che tristezza».
Il sentimento comune che si percepisce è proprio questo, è come se una madre alla nascita da il nome alla figlia, poi per volontà di altri se lo vedesse modificato, seppur in una sola lettera.

Anche “l’Abruzzese fuori sede”, altra pagina Social molto conosciuta sia al livello regionale che internazionale, chiamato a esprimersi dall’Abbruzzo di Morris sulla vicenda risponde: «Caro amico, grazie del pensiero, io ho sempre scritto Majella, lo dico subito. Quella “J” è quasi un vezzo esotico, sicuramente un segno distintivo: c’è gente che ha chiamato il figlio Juri o Jacopo (o la figlia Jennifer) solo per avere la “J” della Majella nel nome. Questa è come la storia della povera nonna Maria: lei aveva sempre scritto e detto “a me mi”. Un giorno le dissero che non doveva più farlo, quel “mi” era pleonastico. Pleonastico, le dissero: Nonna Maria continuò a dire e scrivere “a me mi”. Cosa sto dicendo? Questo: la “J” resterà per sempre nel cuore delle genti d’Abruzzo, non sarà un decreto (per quanto sicuramente studiato e pensato, avranno le loro ragioni, la derivazione da “Maia” con la “i” e tutte cose) a “scangellarla”; finché un solo abruzzese (io per primo) scriverà “Majella”, la “J” continuerà a vivere. Sarà una vita vissuta nell’errore? D’altronde, sembre fatto: “mannaggiaallaMajella”».

Il giornalista Rai Nino Germano, commenta: «Il nome Maiella sarebbe stato introdotto dagli inglesi durante la Seconda guerra mondiale per una questione fonetica e per evitare ambigue interpretazioni nelle comunicazioni radio, con la pronuncia inglese “magiella”».

Chissà cosa ne pensa lei, dall’alto dei suoi 2.793 metri di altitudine, considerata dagli abruzzesi la “Montagna Madre” per conformazione delle rocce che ricordano la forma femminile, secondo massiccio più alto degli Appennini continentali dopo il Gran Sasso, essendo considerata una donna, la risposta è pressoché scontata.

Sabrina Giangrande

© RIPRODUZIONE RISERVATA