Il pastore e la fontana: la favola di Gianni Rodari che racconta delle 99 Cannelle

Sabato 24 Ottobre 2020 di Sabrina Giangrande
Le 99 Cannelle foto di Stefano Scarsella

L'AQUILA - A cento anni dalla nascita del sempreverde Gianni Rodari (il 23 ottobre ne ricorreva l’anniversario), non tutti sanno che lo scrittore, pedagogista, giornalista, poeta specializzato in letteratura per l'infanzia, ha dedicato una favola al monumento simbolo della città dell’Aquila, la fontana delle 99 Cannelle.

Tutti lo ricordano, per i suoi indimenticabili e celebri racconti, “Favole al telefono”, “Filastrocche in cielo e in terra”, “C’era due volte il barone rampante”, “Grammatica della fantasia” come sono molteplici le forme che Gianni ha saputo plasmare attraverso l’uso della fantasia, e con l’ausilio delle geniali invenzioni che rimangono inarrivabili. Un Maestro sorprendentemente attuale, indelebile guida esperta per tutti gli insegnanti di ieri, di oggi e domani.

La favola "Il pastore e la fontana" racconta la storia di un povero pastorello abruzzese semi analfabeta, che voleva scoprire il mondo e seguendo i consigli di un’anziana, decise di recarsi all’Aquila; si legge di piazza Duomo con il suo storico e vivace mercato, della gentilezza di un generoso mercante, della splendida piazza della Rivera con le sue misteriose fontane mascherate, zampillanti di chiare e limpide acque che sgorgano senza sosta, in un incantevole borgo che Rodari definisce «il resto del mondo con le sue incantevoli visioni della città».

La dolcissima favola, di una semplicità disarmante si rivela illuminante, per la sua capacità di esaltare un monumento così importante, con quel magico numero 99, foriero di conoscenza e arricchimento, che ne deriverà dall’apprendimento del pastorello che imparerà a contare oltre il numero sette e dal ricavato dell’imprevista  vendita delle  tre pecore. Esortazione per i ragazzi all’ascolto dei saggi consigli degli anziani che possono solo che essere utili e fruttiferi per il futuro.

Ecco il testo:

«C’era una volta un pastore, che viveva in una capanna sulle montagne d’Abruzzo, passava il tempo a badare alle pecore ed era tanto povero che non conosceva il resto del mondo. Ogni giorno si lamentava: Ah, se conoscessi il mondo, forse potrei diventare ricco anch’io. Una mattina passò di là una vecchietta, lo sentì che borbottava e gli domandò: Cos’hai da lamentarti, pastorello? Mi lamento perché non conosco il resto del mondo, così mi toccherà di restare sempre povero. Se mi fai un piacere, ti insegno io il modo di diventare ricco. Un piacere? Ve ne faccio anche sette. Più in là di sette non sapeva contare, perché aveva solo sette pecore. Allora la vecchietta gli disse: devi andare all’Aquila, là troverai la fontana delle 99 Cannelle: conta le cannelle, torna a dirmi quante sono, e io ti farò contento. E chi mi guarda le pecore? Te le guarderò io. Però non posso guardarne più di sei. La settima devi portarla con te. Il pastore la ringraziò, prese la settima pecora e s’incamminò verso L’Aquila. Arrivò in città che era mattina ed era giorno di mercato. Il pastore si fermò incantato a guardare la gente che discuteva e contrattava con animazione, gli animali in vendita nei recinti, i banchi su cui erano esposte merci d’ogni genere. Gli si avvicinò un mercante e gli domandò se la sua pecora era in vendita. Non so se è in vendita, è la mia pecora e finora non è mai stata malata – disse il pastore. Il mercante capì che aveva a che fare con un sempliciotto, ma era onesto e non volle approfittarne; gli offrì una giusta somma di denaro. Il pastore, che non aveva mai visto tanti soldi insieme, accettò. Mise il denaro in un fazzoletto e si incamminò per tornare sulla montagna, quando si ricordò del piacere che doveva fare a quella vecchina, domandò a un passante la strada per la  fontana delle 99 cannelle e ci andò. Che meraviglia! La fontana correva tutt’intorno a una piazzetta e dalle sue bocche zampillava acqua allegra e fresca. Il pastorello, dopo essersi saziato di ammirare e di ascoltare la musica della fontana, cominciò a contare le cannelle. Purtroppo però, sapeva contare fino a sette. Quando fu arrivato al sette ricominciò da capo, e così di seguito. Poi, tutto soddisfatto tornò sulla montagna, salutò la vecchina e le raccontò quello che gli era capitato in viaggio. Hai contato le cannelle? – gli domandò la vecchina. Certo! Sono sette. Figlio mio, hai sbagliato il conto. Non posso proprio rivelarti il modo di diventare ricco. Il pastore mortificato stava quasi per piangere. Allora la vecchina, per consolarlo gli disse: - Tra sette giorni tornerò a trovarti, andrai di nuovo in città a contare la fontana delle 99 cannelle, e se troverai il numero giusto ti farò contento. Sette giorni dopo, la vecchina puntale tornò dal pastore e disse: Va all’Aquila, ma prendi una pecora con te perché sono vecchia e più di cinque per volta non ne posso guardare. Il pastore prese la sesta pecora e scese in città. Era di nuovo giorno di mercato e incontrò il mercante dell’altra volta disposto a comprare anche questa pecora al prezzo della precedente. No  –disse il pastore – adesso mi dovete dare qualcosa di più, perché sono meno ignorante e ho già visto il resto del mondo. Il mercante rise e aggiunse al prezzo qualche soldo. Il pastore tutto contento, mise il denaro nel fazzoletto, poi andò alla fontana delle 99 cannelle e ricominciò la conta. Arrivato al numero sette si fermò e non sapeva più andare avanti. Per fortuna un bambino si era fermato a guardarlo. Che cosa viene dopo il sette? L’otto. E dopo l’otto? Il nove. Così andarono avanti a contare insieme. Ma il bambino sapeva contare solo fino a venti. Per il pastore era già un bel numero. Tutto soddisfatto tornò alla montagna, salutò la vecchina e le gridò: Sono venti! Figlio mio, hai sbagliato un’altra volta. Mi dispiace, ma non posso fare nulla per te. Riproveremo tra sette giorni. La settimana dopo il pastore tornò in città, vendette una terza pecora, andò a contare le cannelle della fontana, ma giunto al numero venti si fermò, perché non sapeva più andare avanti. Per fortuna una ragazza si era fermata a guardarlo. Sapeva leggere, scrivere e contare ed era anche gentile, gli insegnò a contare tutte le bocche della fontana. Erano giusto 99! Questa volta il pastore era sicuro di non  aver sbagliato il conto. Tornò a grandi passi sulla montagna, ma la vecchina non c’era più. Le quattro pecore che gli restavano brucavano tranquillamente e non poterono rispondere nulla alle sue domande. Il pastore non sapeva che pensare, però era contento: adesso aveva in tasca il denaro ricavato dalla vendita delle tre pecore, aveva in testa 99 numeri e aveva davanti agli occhi le incantevoli visioni della città. Quel pastore, dopo aver cominciato a studiare i numeri e a conoscere il mondo, non si fermò più. Diventò un bravo mercante, andò a vivere in città, sposò quella brava ragazza che sapeva leggere e scrivere, e quando ebbe un bambino lo portò a vedere la fontana delle 99 cannelle e gli insegnò a contare proprio come aveva imparato lui, contando e ricontando quelle 99 meraviglie».

Grazie Gianni Rodari!

Sabrina Giangrande

Ultimo aggiornamento: 15:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA