L’inchiesta sui viadotti A24: «Ponti corrosi a rischio collasso»

Un viadotto dell'A24
di Marcello Ianni
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Giovedì 19 Novembre 2020, 15:17

L'AQUILA Apparecchi di appoggio aggiuntivi, correttivi o sostitutivi del danno presentati come opere di messa in sicurezza antisismica, così provocando un grave danno patrimoniale al Ministero delle Infrastrutture proprietario dell’opera in concessione.

C’è anche questo aspetto nella maxi inchiesta della Procura della Repubblica dell’Aquila sui viadotti dell’A24 ricadenti nel capoluogo di regione per la quale rischiano di finire sotto processo Carlo Toto, (azionista di maggioranza Toto Holding e dunque di Strada dei Parchi), Gianfranco Rapposelli, (amministratore delegato Infraengineering) Igino Lai (direttore generale di esercizio di Strada dei Parchi) e Cesare Ramadori (amministratore delegato di Strada dei Parchi), accusati a vario titolo di inadempimento di contratti dei pubbliche forniture, frode nelle pubbliche forniture e attentato alla sicurezza dei trasporti.

Tra i punti contestati gli interventi di adeguamento e messa in sicurezza urgente delle autostrade A24 ed A25 invocati per esigenze di adeguamento sismico che nella realtà sarebbero risultati semplici interventi di prevenzione del fenomeno della “scalinatura degli impalcati”, finanziati con denaro pubblico, secondo l’accusa risultati appunto apparecchi per tamponare il danno dall’omessa manutenzione ordinaria e dunque a carico di Strada dei Parchi.

Nove le opere in cui sono state evidenziati segni di pericolo: rampa svincolo Tornimparte; viadotto Fornaca zona Lucoli; Ponte S.R. 615 Monteluco; viadotto Raio (Fosso Vetoio); viadotto che si affaccia sulla Statale 17 interessato lo scorso anno dalla caduta di frammenti di cemento; viadotto che si affaccia su San Sisto; viadotto Vigne Basse (Tornimparte) ed infine Costa del Mulino, ad Assergi. 

Secondo i consulenti esperti della Procura della Repubblica, nella rampa di Tornimparte sarebbe stata riscontrata avanzata corrosione delle armature delle sezioni critiche delle pile, distacco del calcestruzzo, fuoriuscita delle barre armatura con riduzione della sezione resistente delle pile, corrosione integrale barre di armatura in testa alle pile in corrispondenza degli appoggi delle travi di impalcato. La conseguenza sarebbe il «rischio elevato di rottura delle teste delle pile».

Anomalie più gravi negli altri viadotti che secondo l’accusa avrebbero potuto portare alla fuoriuscita dei veicoli per una serie di più fattori quali ad esempio: corrosione delle armature o barre di armature, corrosione e rottura degli apparecchi di appoggio, del distacco di acciaio corroso.

Corrosione, ad esempio per il viadotto Raio, «dei cavi di precompressione interni di alcune travate con rischio molto elevato di improvviso collasso del ponte sotto le azioni statiche e le azioni dei veicoli, in particolar modo dei veicoli pesanti». 


Marcello Ianni 
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