L’Aquila, riuso del Quarto Cantone: le proposte delle associazioni che chiedono di accelerare

Lunedì 2 Dicembre 2019 di Daniela Rosone
L’AQUILA - Spingere i proprietari (Convitto nazionale, Provincia e Camera di Commercio) a decidere sulla destinazione d’uso di uno degli aggregati del centro storico più importanti, il Quarto Cantone, sposando il progetto di una ventina di associazioni, coordinate dall’Auser, per realizzarvi una sorta di “cuore sociale cittadino” attraverso una società di trasformazione urbana. 


Parliamo dell’immobile che prima del sisma ospitava biblioteca Tommasi, Convitto, uffici di Provincia e Camera di Commercio oltre ad alcune attività commerciali private tra Corso Vittorio Emanuele, Corso Umberto, Piazza Palazzo, via Patini e via Sallustio.

Allo scopo di ridare vigore a un progetto che si è impantanato nelle non decisioni ( per onor del vero l’unica a dire che la volontà del Convitto è quella di riportarci l’istituzione formativa è stata la preside Serenella Ottaviano) è stato organizzato un momento di confronto pubblico dall’Auser e dall’Unla con tanti partecipanti e proposte emerse nel corso dell’incontro.

La vigilia del dibattito era stata caratterizzata dalla nota, forse un pó piccata, della dirigente Ottaviano che in merito all’incontro ha specificato “che il Convitto Cotugno nei luoghi e nelle sedi di competenza da tempo con OO.PP e Miur ha definito quanto di sua proprietà”. Come per dire, noi già sappiamo che fare. 

Nel primo appello sottoscritto nel 2017 si paventava un progetto nel quale effettivamente non c’è traccia della presenza del Convitto come istituzione ma c’era l’idea di realizzare una biblioteca molto più aperta al pubblico e aggiornata con i tempi aperta 24 ore su 24 nel piano superiore dell’immobile. A piano terra il progetto prevedeva iniziative di privati: libreria, caffetteria, luoghi di incontro e dibattito con lo spazio del refettorio del Convitto che era pensato con un ristorante di qualità per valorizzare la cucina aquilana.

La creazione di spazi commerciali, da affittare ai privati, permetterebbe all’amministrazione secondo gli organizzatori di coprire le spese di gestione e manutenzione. Sulla presenza del Convitto però sono emerse posizioni personali diverse e a tratti constrastanti: il presidente onorario di Auser Carmine Santarelli ha detto che per lui non ci sono i numeri attualmente per riportare il Convitto in centro e c’è la necessità di cambiare, non si può in definitiva concepire l’istituzione come era in passato a suo giudizio considerando anche i grandi spazi che ha a disposizione e i numeri bassi di convittori (la preside sta comunque lavorando ad un progetto di rilancio).

Luigina De Santis della stessa associazione presieduta oggi da Angelo De Simone ha aperto invece alla richiesta della preside lanciando comunque una bordata al Comune che non avrebbe concesso un incontro sul tema. Dalla Provincia, invece, come si ricorderà è uscita una mozione.

Il presidente di sezione di Italia Nostra Paolo Muzi ha fatto un intervento abbastanza critico, ha insistito sulla conservazione e sul come era e dove era per alcune situazioni (vedi la biblioteca) ribadendo che il problema dei ritardi è stata proprio la mancata scelta sulla destinazione d’uso, manca per lui chiarezza da parte dei proprietari.

Per Muzi il Convitto deve restare struttura di servizio e ospitalità in centro. Un ritardo lungo dieci anni quello della ricostruzione dell’aggregato da oltre 42 milioni di euro e a partire, ma non si sa quando esattamente, sarà solo il primo stralcio.

Per l’ingegnere e sindaco di Ocre Fausto Fracassi l’unico modo per andare oltre è la creazione di una Stu, società di trasformazione urbana, con i proprietari che si costituiscono in società con altri enti e con l’ingresso del Comune, con il cda si prenderebbero le iniziative. Senza questo passaggio per lui, molto critico con il Provveditorato, non si farà nulla.

Presente anche Roberta Gargano di Città di Persone che ha invitato gli organizzatori a non insistere sullo strumento ma a perseverare nel voler essere coinvolti per un discorso di partecipazione. Per lei l’urban center in questi anni avrebbe dovuto spingere con il Comune partecipe verso la scelta delle destinazioni d’uso.

Per discuterne erano stati invitati anche gli attori coinvolti, i sindaci del cratere. Era presente il consigliere regionale Americo Di Benedetto. In questo discorso in realtà il Comune dal punto di vista pratico non c’entra nulla ma spetta a lui indicare l’uso dell’immobile come la Regione è coinvolta perché dopo la riforma delle province ha assunto la gestione delle biblioteche provinciali. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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