L’Aquila, riaprono le attività: «Emozionati come il primo giorno»

Martedì 19 Maggio 2020 di Daniela Rosone
L’AQUILA - Il 18 maggio per molti è stato un giorno da ricordare. Un po’ come quando le attività aquilane pian piano ripresero vigore e riaprirono nel dopo sisma.

Per molti l’emozione è paragonabile a quella del primo giorno di scuola ed è stata palpabile nel rivedere i primi clienti. Non è facile ricominciare anche perché non si può pensare ancora ad un volume di affari come quello precedente al lockdown ma gli esercenti aquilani ce la stanno mettendo tutta con la tempra tipica di chi ha già saputo reagire una volta alle avversità.

Gianluca Ruzza è al suo posto come sempre, nel bar Oro Nero Caffè di fronte alla caserma dei Carabinieri a Santa Barbara. “Sono felice anche se è come ripartire da capo, ce la sto mettendo tutta anche se ora la realtà è certamente diversa da quella di prima e il movimento è ancora limitato. È il primo giorno, vediamo come andrà, noi siamo qui”. Secondo il titolare del bar c’è ovviamente ancora un po’ di timore ad uscire e pure i soldi in giro sono diminuiti dalle varie situazioni che i lavoratori hanno vissuto e stanno vivendo, basti pensare alle casse integrazioni non arrivate per esempio. Diciamo che rispetto a prima, secondo Ruzza, si sta lavorando al 30%.

Tra chi ha riaperto i battenti c’è l’Hotel Federico II che ha già visto in una settimana i primi ospiti arrivare, tutte persone di passaggio per lavoro legate al mondo del business. Ancora nulla relativamente al turismo. “La buona notizia è che almeno le cancellazioni si sono bloccate - spiega Roberto Laglia - ospitiamo persone di passaggio per lavoro, forze dell’ordine per il momento. Qualche prenotazione si comincia a vedere. L’albergo è stato completamente sanificato, compreso l’impianto di aria condizionata, i nostri dipendenti hanno fatto un corso per ottemperare a quella che è la sanificazione ordinaria e quotidiana degli ambienti. Le regole poi sono quelle classiche che tutti conoscono, distanziamento, mascherine, sono stati installati dei dispenser nella struttura e per la colazione, per fare un esempio, non esiste più il buffet, si può fare solo al tavolo”. 

Non tutti i dipendenti sono tornati a lavoro, non c’è ancora quel volume di attività che lo permette. La ripartenza insomma anche per questo settore è molto graduale. In questo scenario ci provano pure i ristoranti a rilanciarsi.

La Cerella di Riccardo Muzi ha già avuto i primi ospiti ed è stata un’emozione vedere i primi clienti entrare per pranzo. Intercettato dal Messaggero tra la realizzazione di un piatto e l’altro si dice emozionato Muzi, con un locale che è stato riadattato alle esigenze. Nel suo ristorante sono stati previsti ingresso e uscita separati con un percorso segnato da nastro che guida l’ospite. I tavoli sono a distanza ed è stata sistemata anche un’area verde ampia all’aperto. Obbligo di prenotazione, sanificazione, igienizzanti per le mani presenti e mascherina quando non si è seduti al tavolo. Nessun menù cartaceo, tutto a mente.

Anche il ristorante braceria Chef Linguini ha riaperto i battenti come annunciato dallo chef Massimo Onofri sulla pagina Facebook del locale. Saranno garantite le distanze necessarie per pranzare e cenare in serenità, attrezzate strutture anche in giardino, si legge, il menu sarà consultabile da ogni smartphone del cliente e ci saranno sorrisi a tutto spiano grazie all’invenzione Skerm di tre imprenditori aquilani, uno schermo protettivo sul viso che permette di non avere il viso nascosto dalla mascherina.

Scaldano i motori i pub. Qualcuno non riaprirà per ora, giovedì sarà invece la volta dell’Irish piccolo in pieno centro, in settimana serrande alzate anche in quello di via Verdi. 
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