L’Aquila, progetto case Sassa: ora rubano anche porte e mobili

Martedì 26 Maggio 2020 di Daniela Rosone
Ladri e vandali al Progetto Case di Sassa
Diciotto piastre, molte delle quali nel più totale abbandono. Piastre intere lasciate alla mercé di chiunque, sgomberate ormai tanto tempo fa a causa dei balconi pericolanti finiti pure nelle cronache nazionali, case più volte oggetto di articoli giornalistici, appartamenti incendiati a volte, tracce di vita in quelli senza più inquilini, ma nulla. Immota manet, all'Aquila.

Tutto è rimasto così, invariato, e questo da anni ma ora la situazione sta assumendo dei contorni forse sempre più gravi. La location è quella del Progetto Case di Sassa nucleo industriale, un posto che nell’immediato dopo sisma diede ricovero a ben 1500 famiglie. Da qualche giorno i lettori segnalano altri danni alle case non abitate.

Addirittura in alcuni appartenenti sono state divelte le porte nel tentativo di rubarle evidentemente o per entrare e sono stati smontati i telai interi dei portoncini blindati di accesso alle case. In altri le porte sono spalancate. Alcuni residenti segnalano che probabilmente anche qualche mobile sarà stato portato via di certo, in particolare farebbero gola le camere da letto, più facili da smontare rispetto alle cucine.

I danni però sono incalcolabili. Si ruba ormai di tutto e si danneggia quello che resta. Porte, finestre, mobili, centraline elettriche dove vengono rubati i fili. Nei corridoi di accesso dei vari appartamenti c’è di tutto. Del resto come ha documentato spesso Il Messaggero in alcuni casi entrare è un gioco da ragazzi.

Oltre agli atti di vandalismo registrati e ben visibili viene consumato anche qualche furterello quindi ma la situazione di degrado che appare è insostenibile e sotto gli occhi di tutti perché non bisogna dimenticare che ci sono famiglie che nelle immediate vicinanze ci abitano. I segni di presenze in alcune case non lasciano dubbi, ci si sfoga poi danneggiando tutto quello che si trova sottomano: persino gli sportelloni degli ascensori sono stati rotti.

Nelle case ci restano dei mobili, cucine, letti, bagni. È un patrimonio enorme questo di proprietà del Comune dell’Aquila. I cittadini si chiedono come sia possibile tollerare una situazione del genere considerando che a molti inquilini, come racconta un cittadino, fu chiesto pure di ripittare le pareti degli appartenenti prima di lasciarli.

I mobili del Progetto Case, come si ricorderà, furono acquistati nell’emergenza dal Governo guidato da Silvio Berlusconi per arredare in modo più confortevole possibile le nuove case che hanno ospitato gli sfollati rimasti senza le proprie. Chi paga per tutto questo? Come si pensa di agire per arginare questo degrado che rischia di alimentare sacche di nuova criminalità? Del resto c’è chi giura che quegli appartamenti di notte siano usati come giacigli e anche per qualche scambio di droga. Il fatto che chiunque possa entrare rende credibile questa tesi.

Daniela Rosone
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