L’Aquila, palazzo Corso stretto: il Consorzio ricorre contro ordinanza comunale

Martedì 11 Giugno 2019 di Daniela Rosone
L’AQUILA - Si allungano i tempi per la messa in sicurezza del palazzo a rischio sul Corso stretto, all’angolo di Via del Carmine. I termini dell’ordinanza sindacale di aprile del sindaco Biondi sono scaduti ma il Consorzio Filomusi Guelfi, tramite il legale Fausto Corti, ha presentato ricorso al Tar sia contro l’ordinanza sindacale per la messa in sicurezza, sia contro una successiva diffida che intimava di svolgere i lavori a firma del dirigente del settore ricostruzione privata del Comune dell’Aquila. L’avvocato Corti sta per perfezionare l’iscrizione al ruolo, dunque per la discussione se ne parlerà con ogni probabilità nei primi giorni del mese di luglio. L’argomento del palazzo è stato tirato fuori anche nel corso di una commissione consiliare nei giorni scorsi, nella quale e come già anticipato da questo giornale, è venuto fuori che il Consorzio non avrebbe la somma necessaria per la messa in sicurezza, si parla di opere per circa 600 mila euro con il progetto che è già pronto sostanzialmente, approvato anche dal Comune stesso che ne aveva chiesto una revisione. L’avvocato Corti precisa che il Consorzio, quale ente strumentale, non può assolutamente avere tale somma in quanto non può fare altre attività che non siano quelle relative ai contributi pubblici per effettuare i lavori. Il Consorzio, insomma, per l’avvocato in questa vicenda è la parte lesa considerando che i proprietari vedono ancora lontani i tempi per tornare a casa. Da due anni i lavori sono fermi. Il Consorzio, di recente, ha messo nero su bianco pure quali sono i danni. Il consulente del tribunale, infatti, ha accertato danni per 440 mila euro per il Consorzio e 120 mila euro circa per la Soalco, l’azienda aquilana che doveva effettuare i lavori di ricostruzione. Somme che probabilmente saranno aggiornate. Nell’accertamento tecnico preventivo si evidenziavano danni allo stabile da ascrivere alla realizzazione dello smart tunnel dei sottoservizi seppur non imputabili ad imperizia di chi li aveva realizzati ma piuttosto ad una “sorpresa geologica”. Asse Centrale Scarl, come si ricorderà, in una nota rimandava al mittente l’accostamento dei danni al palazzo con le opere dei sottoservizi. Fatto sta che la messa in sicurezza è ritenuta necessaria per la pubblica incolumità, tamponata per il momento dall’attraversamento pedonale con tunnel su quella parte di Corso. Il Comune, una volta districate le questioni nelle aule del tribunale, potrebbe sostituirsi e realizzare lui stesso e probabilmente così si farà queste opere provvisionali. Ma da addebitare a chi poi? La vicenda è quantomai intricata visto che c’è anche un contenzioso di mezzo con Asse Centrale. Tra l’altro di ricorsi ne sono arrivati due, uno del Consorzio Filomusi Guelfi e l’altro del progettista che è l’ingegner Valentino Perilli. La storia, come si diceva, va avanti da due anni ma solo da aprile è tornata agli onori delle cronache. Dal 2016, anno in cui si sono riscontrati i problemi, il palazzo è stato costantemente monitorato ma lo stato dell’edificio è peggiorato. 
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