CORONAVIRUS

Il coronavirus stronca la liturgia del ricordo del terremoto del 6 aprile all'Aquila: nella notte solitaria la carezza di Mattarella

Domenica 5 Aprile 2020 di Stefano Dascoli

L’AQUILA - Tra le mille cose che il coronavirus ha proibito e menomato c’è anche la possibilità di piangere i propri cari, di accendere una fiaccola con il fuoco di quella del vicino, di sfilare nel silenzio di questa notte maledetta, di srotolare il grande gelo bianco, di pregare insieme mentre scorrono, uno a uno, i nomi di quei martiri. Il virus è riuscito a stroncare anche la dolorosa liturgia del ricordo di quanto accaduto alle 3.32 del 6 aprile del 2009, quando L’Aquila fu colpita al cuore da un sisma devastante (6.3 Richter) e insieme ad essa decine di borghi nel circondario e nell’Abruzzo intero.

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Per la prima volta, dopo undici anni, non ci sono le fiaccole a illuminare l’oscurità. La pandemia non lo consente. Il Comune, per questo, invita a tenere luci accese e proietta un fascio blu dal cuore di piazza Duomo, verso il cielo. Un collegamento ideale tra materiale e immateriale, tra terra e cielo, tra il presente - angosciante, quasi come allora - e un passato che si allontana, ma non sbiadisce. 
 

 

L’epidemia ha colpito una città che dal sisma a oggi ha tentato con forza di rialzarsi. Di ritrovare un’identità, di riconquistare i suoi spazi. E, proprio quando la linea del traguardo sembrava materializzarsi, è arrivata un’altra batosta. Ancora distanze, vuoto, silenzio. Con l’aggravante, rispetto al 2009, che oggi non ci può neanche abbracciare per farsi forza. Passerà, per carità, ma qui il virus ha generato l’ennesimo terremoto. E per l’ennesima volta la città si rialzerà, come è accaduto nel 2009 e come è accaduto nel 1703 (1703: come il totale dei contagi da virus ad oggi in Abruzzo).

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Cerimonia breve e toccante alle Anime Sante. Solo il sindaco Pierluigi Biondi, il prefetto Cinzia Torraco, l’arcivescovo cardinale Giuseppe Petrocchi. Intorno nessuno, solo silenzio. Un ricordo delle vittime, alla Cappella della memoria, poi la Santa Messa, officiata in solitaria. Come ha insegnato Papa Francesco. 

Rincuorano le parole fatte arrivare dal capo dello Stato, Sergio Mattarella: “La ricostruzione dell’Aquila resta una priorità e un impegno inderogabile per la Repubblica», anche ora che la ricorrenza dell’anniversario si celebra «in un contesto eccezionale, determinato da una pericolosa pandemia che siamo chiamati a fronteggiare con tutta la capacità, la responsabilità, la solidarietà di cui siamo capaci». 

«Un’emergenza nazionale e globale - dice Mattarella -  si è sovrapposta a quell’itinerario di ricostruzione che gli aquilani stanno percorrendo, che ha già prodotto risultati importanti ma che richiede ancora dedizione, tenacia e lavoro». «Il ricordo della notte del 6 aprile di undici anni or sono – ha scritto Mattarella nel messaggio letto dal sindaco Pierluigi Biondi in nottata - è impresso con caratteri indelebili nelle menti e nei cuori dei cittadini de l’aquila e di tutti gli italiani. Nel giorno dell’anniversario desidero rinnovare i sentimenti di vicinanza e solidarietà a tutti gli aquilani, a quanti nei paesi e nei borghi limitrofi hanno condiviso sia quei momenti tragici sia gli affanni della ripartenza, ai nostri concittadini di numerosi altri territori del centro Italia che, nel breve volgere di pochi anni, si sono trovati a vivere drammi analoghi e ora sono impegnati, come all’Aquila, per restituire a se stessi e all’Italia la pienezza della vita sociale e i valori che provengono dalla loro storia». Mattarella dice che «i cittadini hanno diritto al compimento delle opere in cantiere, al ritorno completo e libero della vita di comunità, alla piena rinascita della loro città», richiamando al «senso di solidarietà e di condivisione» che rappresenta «un patrimonio prezioso a cui attingere per superare l’emergenza di questi giorni». 

Toccanti anche le parole del sindaco Biondi che si è rivolto anche ai tanti sindaci oggi alle prese con la tragedia del virus: “Ci troviamo di fronte all’universalità di un dramma e, forse, noi aquilani, senza presunzione ma con l’umiltà di chi ci sta provando, possiamo condividere la nostra testimonianza di rinascita. Il nostro ricordare, lungo 11 anni, rappresenta per noi una scelta rassicurante, nella misura in cui il passato dà senso al presente. Nonostante il dolore, la profonda sofferenza e il sentimento di impotenza davanti a migliaia di lutti che colpiscono familiari e amici, devono trovare la forza di credere nella speranza, devono tornare imparare a sperare insieme ai loro concittadini per un futuro nuovo, dove la speranza diventi fattrici e di storia”.

Ultimo aggiornamento: 6 Aprile, 00:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA