«Quel rom ha vinto i soldi al centro scommesse». Arrestato falso testimone

Venerdì 20 Novembre 2020
«Quel rom ha vinto i soldi al centro scommesse». Arrestato falso testimone

Un 35enne pescarese è stato tratto in arresto dalla Polizia di Stato in esecuzione di un provvedimento restrittivo disposto dal gip Baldovino de Sensi del Tribunale dell'Aquila su richiesta del pm Stefano Gallo. A finire in carcere è stato L.C., già noto alle forze dell'ordine. La squadra mobile di Pescara ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’uomo è accusato di aver reso false dichiarazioni di fronte al Tribunale dell’Aquila, per favorire A.C., 57enne di Pescara, appartenente ad una nota famiglia della zona di origine rom, anche lui già noto alle forze dell'ordine per reati contro il patrimonio ed associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

 

A fine  2019 la Sezione misure di prevenzione del Tribunale aquilano è stata chiamata a occuparsi di A.C. per decidere sull’opposizione, da lui avanzata, alla misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di beni, mobili e immobili, disposta dal Tribunale dell’Aquila nel giugno 2019. Il Tribunale, in accoglimento della richiesta formulata dal questore di Pescara, aveva applicato nei confronti di A.C. e della sua famiglia (la convivente e i due figli della coppia) il sequestro adottatto ai sensi del codice antimafia, di un immobile di Pescara, in via Aterno, di tre auto e di 115mila euro in contanti.  Somma rinvenuta dai carabinieri di Pescara, nel gennaio del 2019, in un appartamento popolare nel quartiere Fontanelle,  all’interno di un’intercapedine ricavata sotto i mobili della cucina.  Il sequestro si fondava sulla  sproporzione tra la capacità reddituale dei destinatari  ed il loro tenore di vita molto alto. 

L.C., chiamato come testimone, aveva portato argomentazioni a difesa di A.C., sostenendo, in particolare, che circa 40mila, di quei 115mila euro sequestrati a quest’ultimo e alla sua convivente, era stata vinta al gioco da A.C., nel corso del triennio 2009-2011, in un centro scommesse Snai di Francavilla al Mare di cui L.C. sosteneva di essere stato, all’epoca, responsabile. In particolare L.C. aveva dichiarato, producendo falsa documentazione comprovante la sua versione, di aver in quegli anni riscosso diverse vincite, tutte in contanti, su richiesta di A.C., cliente e giocatore abituale, impossibilitato a farlo personalmente in quanto sprovvisto di conto corrente su cui far transitare le vincite.

La versione fornita da L.C. non aveva però affatto convinto la Procura che aveva delegato la squadra mobile di Pescara a svolgere indagini finalizzate a verificare la veridicità di quanto attestato da L.C. nell’ambito del procedimento di prevenzione in corso. Gli accertamenti condotti dalla Mobile e dagli investigatori in forza al Nucleo della polizia giochi e scommesse, anche grazie alla collaborazione con gli uffici della Snai, hanno consentito di rilevare la non veridicità degli atti prodotti e della testimonianza rilasciata da L.C., il quale era addirittura arrivato a predisporre, a supporto di quanto sostenuto di fronte al Tribunale, falsa documentazione relativa ai moduli di identificazione dei riscossori delle vincite, poi prodotti nel procedimento di prevenzione.

 

E' emerso che L.C., negli anni in cui avrebbe incassato vincite in contanti per conto di A.C., frequentava l’agenzia di scommesse di Francavilla al Mare non perché ne fosse il titolare, ma perché lì semplicemente era solito recarsi, come un normale cliente, per fare le sue giocate. E' stato appurato anche che L.C. (che pur aveva aperto, ma con altra concessionaria e solo nel 2103, una società di raccolta di scommesse sportive) con la Snai aveva collaborato solo per un breve periodo, peraltro successivo agli anni in cui A.C. avrebbe vinto quei 40milaeuro e per di più presso un centro scommesse diverso da quello in cui si sarebbero realizzate quelle giocate fortunate.

 

E' stata anche accertata la reale provenienza dei moduli di riscossione delle vincite prodotte a difesa di A.C. nel procedimento di prevenzione pendente presso il Tribunale di L’Aquila. Le indagini hanno documentato come L.C. avesse richiesto con una scusa quei moduli (in cui egli figurava di aver vinto al gioco) all’ignaro titolare di un’agenzia di scommesse di Pescara, falsificandoli poi per indurre i giudici a credere che quelle vincite fossero state realmente riscosse negli anni 2009, 2010 e 2011 al punto Snai di Francavilla e poi consegnate in contanti ad A.C.  Alla luce di questa ricostruzione fatta dalla Squadra Mobile, la Procura ha avanzato al gip del Tribunale l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di L.C., cui vengono contestati i reati di cui agli articoli 374 (false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria) e 372 (falsa testimonianza) del codice penale.

 

Il gip, ravvisando gravi indizi di colpevolezza a carico di L.C., ritenendoli di rilevante gravità, idonei ad inquinare «irrimediabilmente il procedimento di prevenzione cioè lo strumento previsto dalla legge per perseguire i patrimoni illecitamente costituiti dalla criminalità organizzata e pertanto osservando come questi, con le sue condotte, si sia reso protagonista di una vera e propria sfida al Tribunale impegnato nell’accertamento dei patrimoni illeciti», spiega una  nota della polizia, ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere, eseguita poi dalla squadra mobile di Pescara.

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