Inchiesta viadotti A24: «Si decise di omettere la manutenzione»

Un viadotto sull'A24
di Marcello Ianni
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 18 Novembre 2020, 18:44

L’AQUILA Con il suo ruolo apicale nella società avrebbe concorso a condizionare e determinare le scelte societarie e aziendali «ingerendosi in tutte le scelte da quelle strategiche a quelle più minute e quotidiane». Non solo. Ma dal 2009 (data nefasta per gli aquilani per il sisma) avrebbe adottato «la consapevole decisione di omettere totalmente gli interventi di manutenzione ordinaria sulle pile e sugli impalcati di tutte le 25 opere tra viadotti, rampe e attraversamenti, facendoli pertanto arrivare in uno stato di forte degrado».

E’ una delle contestazioni che la Procura dell’Aquila ha evidenziato nella maxi inchiesta dei viadotti dell’A24, ricadenti nel territorio del capoluogo di regione, per la quale è stato chiesto recentemente il rinvio a giudizio per Carlo Toto, (azionista di maggioranza Toto Holding e dunque di Strada dei Parchi), Gianfranco Rapposelli, (amministratore delegato Infraengineering), Igino Lai (direttore generale di esercizio di Strada dei Parchi) e Cesare Ramadori (amministratore delegato di Strada dei Parchi).

Sono accusati a vario titolo di inadempimento di contratti dei pubbliche forniture, frode nelle pubbliche forniture e attentato alla sicurezza dei trasporti. E proprio sulla presunta frode dito puntato da parte degli investigatori su Rapposelli nella sua qualità di amministratore delegato della società Infraengineering Srl (società secondo l’accusa azienda in-house a Strada dei Parchi) i cui rapporti, nonostante le evidenze dei difetti rilevati «anche con grado massimo della scala», negavano inspiegabilmente la necessità di interventi, arrivando pertanto ad occultare l’inadempimento (a partire dal 2009) di Strada dei Parchi Spa rispetto agli obblighi assunti da contratto.

Sempre secondo l’accusa su taluni viadotti allo scopo di celare i presunti inadempimenti sulla la manutenzione ordinaria e comunque per poterli eseguire, sarebbero stati utilizzati fondi pubblici stanziati per l’urgente messa in sicurezza antisismica, anziché stanziare fondi propri. Per far ciò i quattro indagati (a vario titolo) avrebbero presentato al Genio Civile e al Ministero delle Infrastrutture una progettazione esecutiva e consuntivi di lavori eseguiti che solo formalmente venivano ricondotti alla messa in sicurezza sismica ma che nella realtà consistevano nel semplice compimento di alcune operazioni di manutenzione ordinaria tese al ripristino di alcune parti delle opere.

Allo scopo di contenere gli oneri finanziari sulla manutenzione ordinaria (fatta passare per adeguamento sismico) Rapposelli attraverso la società Infraengineering (ed i suoi tecnici), avrebbe indicato negli elaborati riguardanti i coefficienti di sicurezza che gli materiali costruttivi fossero a posto, particolare che sarebbe stato invece contrastato dai consulenti della Procura.


Marcello Ianni 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA