Il fallimento della “Grande Aquila” nell’operazione di Adelchi Serena

la manifestazione all'Aquila del 1992
di Sabrina Giangrande
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Venerdì 30 Luglio 2021, 14:22

“A tutte le cittadine e i cittadini degli ex Comuni del nostro territorio che nel tempo si sono impegnati nella difesa dell’autonomia municipale e nelle lotte per la sua riconquista” (foto di una manifestazione del 1992) questa la dedica che appare nelle prime pagine dell’opera scritta da due "padri" per un volume che riporta i lettori indietro nel tempo di ben novantaquattro anni. Gli autori sono Walter Cavalieri aquilano classe 1951 storico, ex professore di storia e filosofia, socio fondatore della Società aquilana di studi storico-strategici, impegnato in passato in politica e Claudio Panone anch’egli aquilano, nasce nel 1954, nel suo curriculum sono presenti collaborazioni con l’università dell’Aquila e Ispettorato del lavoro, tecnico ingegnere presso la Soprintendenza ai Baaas nonché docente in diverse scuole superiori aquilane.


La lotta per il ripristino delle autonomie comunali soppresse dal fascismo. Il caso Paganica. Proposte per il futuro del territorio aquilano” è il titolo del saggio storico che ha ottenuto il 25 maggio 2018, un rispettoso secondo posto nella sezione Editi-Saggi del “III Premio letterario città di Siena”, della Portofranco editore, impaginazione e stampa a cura di “Arti grafiche aquilane” di 288 pagine.


«L’opera di ricerca storica – scrivono nella sinossi i due autori – fondata su un gran numero di documenti d’archivio, ripercorre tutte le iniziative messe in atto nei decenni scorsi per il recupero delle antiche municipalità sacrificate nel 1927 al progetto “Grande Aquila” voluto da Adelchi Serena, con particolare riguardo al caso di Paganica».


Era il 29 luglio del 1927, quando con regio decreto si annettevano all’Aquila otto comuni limitrofi: Arischia, Bagno, Camarda, Paganica, Preturo, Roio, Lucoli, Sassa e San Vittorino, quest'ultima frazione di Pizzoli. In totale 28mila abitanti a fronte di una popolazione aquilana di neanche 24mila persone.


«I cittadini di Paganica – scrive Panone – non ricordano con gioia quel 1927, anno V dell’era fascista, il podestà aquilano Adelchi Serena (futuro ministro dei LL.PP. e, successivamente, segretario del Pnf), vedendo l’egemonia dell’Aquila in ambito regionale, minata dalla perdita dei territori sottratti dalla sua provincia per la nascita delle province di Pescara e Rieti (volute dai due potenti gerarchi Acerbo e Potenziani), volle approfittare, a suo modo, del Regio Decreto n.1564 che prevedeva la soppressione, ai fini della limitazione delle spese pubbliche, dei piccoli Comuni economicamente passivi. Questo decreto certamente non poteva riguardare Paganica che vantava, al contrario, un bilancio in attivo, un’economia solida, una gestione sana e secoli di esperienza amministrativa».


Nel penultimo capitolo del libro il cui titolo emblematico “Il fallimento della grande Aquila”, riporta a galla temi sempre attuali, di come alcune volte determinate scelte politiche, solo apparentemente migliorative, si rilevino non sempre tali, «è lecito domandarsi se l’operazione “Grande Aquila” realizzata a suo tempo da Adelchi Serena abbia ancora un senso e sia ancora sostenibile dal punto di vista amministrativo, politico ed economico. Infatti, la storica “città della cultura”, “città universitaria”, “città dell’elettronica” è riuscita a svendere anche quelle poche cose che le rimanevano dopo i ben noti fatti del 1971, quando le furono assegnati solo tre assessorati regionali su dieci. Agli effetti pratici L’Aquila è capoluogo di regione solo sui libri di geografia, ma per esempio è l’unico capoluogo a non avere una sede Rai».
Sabrina Giangrande

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