Gli Illuminati: anche un paganichese nel gotha della massoneria europea

Giovedì 4 Giugno 2020 di Goffredo Palmerini
Adam Weishaupt, fondatore dell’Ordine degli Illuminati
Il Primo maggio del 1776, ad Ingolstadt, Adam Weishaupt fondò l’Ordine degli Illuminati. Si diffuse presto in tutta la Baviera, grazie all’opera di alcuni “agenti” che fecero proseliti tra le logge massoniche tedesche ed europee, infiltrandosi nel loro seno, scalandone i vertici per poi condizionarle verso i propri obiettivi: la negazione di troni e altari. 
Uno dei reclutatori più efficienti, che agivano nella massima segretezza, fu Costanzo Di Costanzo, figlio cadetto del Duca di Paganica, trasferitosi giovanissimo in Germania dal popoloso paese dell’aquilano per non entrare nella vita religiosa, come invece avevano dovuto fare i suoi numerosi fratelli e sorelle, eccetto il primogenito Giovanni destinato a succedere come duca al padre Ignazio. Indossata a Monaco la divisa militare, Costanzo era stato dal cognato avviato alla massoneria, poi tra gli Illuminati sotto il nome iniziatico di “Diomede”. 

Agendo nell’ombra era riuscito a portare tra gli Illuminati il barone von Knigge, colui che ebbe il merito di dare forte impulso all’Ordine con una rilevante diffusione. Proprio da Di Costanzo parte il filo rosso che lega la Baviera e l’Abruzzo. Gli insigni studiosi Elso Simone Serpentini e Loris Di Giovanni, profondi conoscitori della massoneria abruzzese cui hanno dedicato molti lavori - tra cui “La storia della Massoneria in Abruzzo” – ne ricostruiscono la trama con il corposo volume “Gli Illuminati. Un filo rosso tra la Baviera e l’Abruzzo”, pubblicato da Artemia Nova Editrice, terza opera della collana di Storia della massoneria abruzzese.

Il libro incrocia le vite di tre personaggi collegati in diverso modo all’intricato mondo degli Illuminati ancor oggi avvolto nel mistero, accusato di devianti pervasività di coscienze e istituzioni, come pure d’essere portatore di sconvolgimenti religiosi, politici e sociali. I tre personaggi, eccezionali ciascuno a suo modo, incrociarono le loro esistenze nella seconda metà del ‘700 e nei primi dell’800, in una fase cruciale della storia che conobbe evoluzioni e rivoluzioni dell’assetto politico europeo, sia nel processo d’elaborazione d’un nuovo concetto di Stato sia del rapporto con cittadini non più sudditi. 

Due erano abruzzesi- il citato Costanzo Di Costanzo (1755-1810) e il teramano Melchiorre Delfico (1744-1835)- danese il terzo, Friederich Münter (1761-1830). Differenti per età, erano però accomunati dalla ferma idea di migliorare la condizione dell’uomo quale persona sociale in una comunità universale, e delle città, concepite come insieme di anime e intelletti pensanti. Tutti e tre schierati nettamente contro la persistenza di consunte strutture feudali che intendevano contribuire ad abbattere. 

Di Costanzo fu degli Illuminati il più efficiente “agente reclutatore” nell’area tedesca. Münter venne in Italia come agente segreto con la missione di diffondere l’Illuminatismo lungo la penisola, a Roma nel cuore stesso della Cristianità e nel Regno di Napoli, infiltrando la libera muratoria partenopea. I due s’incontrarono segretamente a Roma, poi continuarono a scambiarsi informazioni sull’espansione dell’Illuminatismo in Italia. Delfico incontrò Münter e tenne con lui una lunga corrispondenza, perfino quando il danese diventò vescovo di Copenaghen. Delfico morì a 91 anni circondato dall’affetto della sua famiglia. Münter morì a 69 anni, vescovo amato dai suoi fedeli. Di Costanzo morì a 55 anni a Vienna, dove fu sepolto.

el libro Serpentini e Di Giovanni intrigano il lettore con oltre 500 pagine di storie segrete, svelate con documenti tratti da pubblicazioni dell’epoca e con atti rinvenuti in archivi di tutta Europa, oltre che in quelli abruzzesi.

Goffredo Palmerini Ultimo aggiornamento: 01:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA