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Giulianova, corruzione in Comune: condannati a 5 anni l'ex dirigente Mastropietro e il marito

Sabato 5 Ottobre 2019 di Teodora Poeta
Processo Castrum il collegio giudicanteGiulianova, corruzione in Comune: condannati a 5 anni l'ex dirigente Mastropietro e il marito
Si è concluso, ieri sera, in primo grado, dopo una camera di consiglio durata cinque ore il processo Castrum con dodici imputati tra i quali figura anche una società nell’elenco. Tra accusa e difesa la giornata si è contraddistinta per le repliche e le controrepliche in un contraddittorio sui 17 capi d’imputazione  in un processo, come ha voluto ribadire il pm Luca Sciarretta titolare insieme ad Andrea De Feis di una delle più grandi inchiesta teramane su una presunta corruzione nella pubblica amministrazione, "in cui oltre alle intercettazioni, che sono solo una delle fonti di prova, ci sono stati anche 100 testimoni e 22 faldoni".

Sono ormai le 23 quando esco i giudici del collegio dalla camera di consiglio e viene letto il lungo dispositivo della sentenza che termina con un’ordinanza e l’invio di atti alla Procura. Queste le condanne: 5 anni (assolta per alcuni capi d’imputazione) la dirigente del settore urbanistica del Comune di Giulianova (ora sospesa) Maria Angela Mastropietro, secondo l’accusa a capo di un sistema di appalti e mazzette, la quale proprio grazie al suo ruolo nell’ente avrebbe favorito privati in cambio di lavori all’impresa edile Rima del marito; 5 anni per Stefano Di Filippo, consorte della Mastropietro; 5 anni e 6 mesi per i fratelli imprenditori Andrea e Massimiliano Scarafoni, accusati di aver percepito più del dovuto con i due stati di avanzamento liquidati dalla Asl (che in questo procedimento è parte civile, ma l’avvocato anche ieri non si è visto in aula) per i lavori di messa in sicurezza dell’ex ospedaletto di Porta Romana; un anno e 6 mesi per Carmine Zippilli, funzionario dell’ufficio tecnico della Asl nonché uno dei due direttori dei lavori dell’ex ospedaletto che secondo l’accusa avrebbe in cambio dell’installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto della sua abitazione avrebbe accelerato l’autorizzazione all’avanzamento dei lavori di messa in sicurezza a favore dei fratelli imprenditori; 8 mesi per Guerino Di Saverio, tecnico progettista incaricato da Tauro alla realizzazione del capannone a Castellalto; un anno e 2 mesi per Ennio Di Saverio, presidente del consorzio Lido delle Palme promotore del piano di lottizzazione, che insieme al nipote Fifì, entrambi proprietari di quote di terreni compresi nel comparto di lottizzazione, avrebbe promesso a di affidare i lavori da 3milioni di euro alla Rima, società che secondo l’accusa, com’è stato fortemente ribadito ieri, in aula dai due pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta "era amministrata di fatto dalla Mastropietro"; assolti Nello Di Giacinto e Filippo, detto Fifì, Di Giambattista, amministratore unico della società Giulianova Patrimonio.

L’ordinanza, per cui ora dovrà essere la procura a stabilire se ci sono reati ravvisabili, fa riferimento all’abitazione di Nello Di Giacinto e all’autorizzazione a smaltire le acque di falda e di cantiere nelle condotte comunali delle acque bianche sfocianti a mare che erano state chiuse. Assolta anche Ida Scarponi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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