Furto del sangue di Giovanni Paolo II, Chiesa e giustizia perdonano i tre indagati

Furto del sangue di Giovanni Paolo II, Chiesa e giustizia perdonano i tre indagati
di Marcello Ianni
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Mercoledì 16 Gennaio 2019, 10:58

Dopo il perdono della Chiesa, è arrivato quello della giustizia penale. Con la sentenza di non luogo a procedere per estinzione del reato, due dei tre ladruncoli dell’Aquila che nel gennaio del 2014 si erano resi responsabili del furto della reliquia con il sangue di papa Giovanni Paolo II, possono ora tirare un sospiro di sollievo. Si tratta di Alessandro Acierno e Simone Scopano, assistiti dagli avvocati Roberto Madama, Beatrice Rizzo e Francesco Valentini. Stralciata invece la posizione di Davide Celletti, assistito dall’avvocato Valentina Picchioni, ammesso come gli altri amici ad un percorso con i servizi sociali anche lui volto all’ottenimento dell’estinzione del reato di furto.

I tre giovani avevano maturato l’idea di commettere il furto nella chiesetta a San Pietro della Jenca, diventato Santuario dedicato a San Giovanni Paolo II, durante alcuni lavori elettrici effettuati in zona in cui aveva partecipato uno dei ragazzi. Poi un frullino e altri attrezzi da cantiere avevano fatto il resto per entrare nella chiesetta tanto cara al pontefice. Il furto aveva travalicato i confini regionali. Per risalire ai responsabili erano stati impiegati una cinquantina di uomini tra Polizia e carabinieri, con unità cinofile molecolari. L’identificazione era avvenuta nel giro di pochi giorni ed era emerso come i tre ragazzi, all’interno di un garage di uno di loro, avessero rotto il reliquiario gettando frammenti e filamenti poi ricomposti una volta rinvenuti dalle unità specializzate. Da subito la Curia aveva annunciato di non voler denunciare i tre ladruncoli. La Legge invece ha concesso il perdono dopo un percorso e lavoro gratuito di pubblica utilità terminato recentemente.

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