L'abruzzese Barone si prepara per la sua 54esima missione umanitaria in Congo

Francesco Barone
di Sabrina Giangrande
3 Minuti di Lettura
Domenica 20 Giugno 2021, 00:51 - Ultimo aggiornamento: 00:52

L’AQUILA «Per la seconda volta, a due anni dalla prima marcia per la pace Bussi sul Tirino, presso il Parco degli Alberetti, ospiterà il 26 giugno prossimo, un altro importante evento sul tema della pace, dei diritti umani e della solidarietà, sarà l’occasione per riflettere e discutere tutti insieme in merito ad argomenti di interesse universale»: a parlare è Francesco Barone, docente presso il Dipartimento di scienze umane dell’Università dell’Aquila, originario di Bussi sul Tirino, portavoce del documento di denuncia e di pace di Denis Mukwege, premio Nobel per la Pace 2018.

L’instancabile docente missionario, sempre in prima linea con le sue preziose azioni umanitarie e la sua eroica devozione verso i più deboli, annuncia con orgoglio: «Siamo pronti per la prossima missione in Congo. La destinazione è Goma. I nostri interventi consentiranno di proseguire le azioni già da anni avviate e finalizzate a sostenere le persone vulnerabili del posto. In specifico, provvederemo a consegnare tonnellate di cibo alle famiglie e agli orfanotrofi, oltre alle medicine e ai vestiti. La nostra azione riguarderà anche gli ex bambini soldato ospiti di una struttura di recupero, i bambini di strada e i bambini ospedalizzati. Presso il centro Kwetu “Gli amici di Francesco”, daremo aiuti concreti alle famiglie di un quartiere poverissimo della città».

Gli aspetti organizzativi e esecutivi di una missione sono molteplici, ma, come spiega Barone -«ogni missione umanitaria richiede uno sforzo organizzativo, il periodo che precede il viaggio è quello che prevede le fasi di sensibilizzazione, raccolta dei fondi e dei viveri di prima necessità. Poi ci sono gli aspetti legati all’ambito burocratico e delle vaccinazioni. Durante la permanenza sul posto, invece, ci si adopera per assicurare le consegne e avere contatti costanti con i referenti del luogo. Una cosa è certa: qualsiasi missione umanitaria in determinati luoghi non può essere improvvisata».

Uno dei motti che Barone predilige citare è: “La pace non solo si predica. La pace si pratica”; «Stiamo rimanendo troppo in silenzio di fronte alla povertà e alla miseria di milioni di persone- sottolinea il docente-; quando parliamo di pace dovremmo renderci conto che le parole, seppur importanti, da sole non sono sufficienti. Siamo troppo impegnati nell’affermazione dell’io e distratti di fronte alla direzione che il mondo sta prendendo; illudendoci di essere i giganti dell’intelligenza e della ragione, continuiamo a costruire le armi. L’educazione alla pace passa attraverso le parole ma anche attraverso gesti concreti, per esempio non costruendo più le armi e non denigrando e offendendo chi vive in condizioni di povertà e di marginalità economica e sociale e inoltre, evitando di farefinta di non vedere chi soffre, iniziando anche con piccoli gesti di solidarietà. Questo doloroso periodo di pandemia, - continua Barone- dovrebbe farci riflettere ulteriormente sul senso della chiarezza umana e del rispetto umano, sull’importanza del valore della convivenza civile, autentica e responsabile. Aiutarli a casa loro, questo è fondamentale e – conclude il docente -  chi sostiene che bisogna aiutarli a casa potrebbe anche avere ragione; ma dovrebbe sostituire il verbo dire con il verbo fare».

Sabrina Giangrande

© RIPRODUZIONE RISERVATA