Filma due uomini mentre fanno sesso e chiede 500 euro: inchiesta per il ricatto omosex

Filma due uomini mentre fanno sesso e chiede 500 euro: inchiesta per il ricatto omosex. Nella foto il Tribunale di Teramo
di Alessandro Misson
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Domenica 9 Ottobre 2022, 09:15

Revenge porn al maschile contestato in un processo al Tribunale di Teramo, con due uomini imputati per aver arrecato offesa a un altro uomo. Uno di loro avrebbe accettato le avances esplicite della vittima, mentre l'altro, senza farsi scoprire, registrava in segreto un video con contenuti di carattere sessuale con lo scopo d'incastrare il protagonista.

I due, d'accordo tra loro, avrebbero provato a ricattare la vittima in cambio di soldi, con la promessa che se avesse pagato non avrebbero diffuso il suo segreto. Invece quel video compromettente ha fatto comunque il giro dei cellulari della loro cerchia, suscitando scandalo e imbarazzo. Il processo per revenge porn, o vendetta pornografica tra uomini, contestato dal pubblico ministero Silvia Scamurra, sarebbe dovuto iniziare nei giorni scorsi con i due imputati, rappresentati dall'avvocato Caterina Lettieri, accusati di diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti e tentativo d'estorsione. Ma a causa del cambio del giudice monocratico chiamato a decidere sulla vicenda, la prima udienza è stata aggiornata a settembre del prossimo anno.

La storia è avvenuta nell'autunno dello scorso anno all'interno di un gruppo d'immigrati arrivati dalla stessa nazione a Teramo e in attesa del permesso di soggiorno: la vittima è un giovane asiatico omosessuale, che avrebbe fatto di tutto pur di proteggere il suo orientamento. Secondo l'accusa invece i due connazionali imputati, uno di 25 anni e l'altro di 27, avrebbero ordito un piano per mettersi in tasca qualche soldo in più. L'uno si sarebbe dichiarato disponibile a un rapporto e l'altro l'avrebbe filmato, per poi minacciare la vittima di rivelare il suo segreto se non avesse corrisposto la somma di 500 euro. Il piano sarebbe andato in fumo perché quel video ha fatto comunque il giro dei cellulari dei connazionali, inducendo la vittima a denunciare il fatto ai carabinieri per proteggersi dallo scandalo. Una volta che il caso è finito in procura, il sostituto procuratore Silvia Scamurra ha raccolto testimonianze e prove, decidendo di chiedere il processo per la nuova fattispecie di reato 612 ter, appena rivoluzionata dall'introduzione del cosiddetto Codice Rosso, che prevede pene severissime, da uno a sei anni, per chi si rende responsabile della diffusione di nudità o contenuti sessuali di ex partner a scopo di vendetta o di danno.

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