"Don’t Forget Joseph Beuys": l’artista concettuale in difesa della natura

Lunedì 12 Aprile 2021 di Sabrina Giangrande
Joseph Beuys

L’AQUILA Pace, ecologia, energia sono alcuni degli elementi alla base del pensiero beuysiano, l’essenza del calore umano a tratti filosofico, intermediario tra uomo e natura. Chi non conosce l’artista concettuale dall’animo verde? Tipico il suo cappello e gilet, Joseph Beuys che in questo anno avrebbe compiuto 100 anni; nasce il 12 maggio 1921 a Krefeld, Germania.

Pittore, scultore, artista complesso e rivoluzionario dello scorso secolo, precursore di una serie di riflessioni oggi tornate prepotentemente a invadere il dibattito contemporaneo sull’importanza della salvaguardia della natura. Forse tra i più significativi personaggi della storia dell’arte mondiale del secondo dopoguerra, il “Maestro” tedesco elesse proprio a Bolognano il suo studio, quella che venne definita la sua seconda patria, un piccolo paese abruzzese nell’entroterra pescarese, il cui territorio ricade nel parco nazionale della Majella. Qui Beuys decide di “piantare” e darà origine alla famosa “Piantagione Paradise”. Il 13 Maggio 1984 Beuys riceve la cittadinanza onoraria, pianta la “Prima quercia italiana”, e avviene l’ultima discussione (prima della prematura scomparsa1986): “Difesa della natura” in cui parla di creatività e della sua “Living Sculpture”, una scultura vivente fatta di uomini di differenti razze, religioni, origini, appartenenti a stati sociali differenti, politici, economici uniti insieme da una libera e solidale collaborazione.

Spesso quando si parla di Beuys viene ricordata una celebre intervista datata 1979, del critico d’arte Pierre Restany (1930-2003), che chiede a Beuys: «Sono note le tue simpatie per Marco Pannella (1930-2016). Cosa pensi della situazione politica italiana?». Beuys risponde: «Non conosco gli ultimi sviluppi della situazione italiana, ma penso che non sia cambiato molto, tranne il concetto ecologico sostenuto da Marco Pannella, che è l’uomo politico che più stimo. I Radicali sono oggi dei rivoluzionari. Gli eurocomunisti e i socialdemocratici continuano soltanto a parlare del socialismo senza ormai sapere di che cosa si tratti ma, in realtà, il popolo italiano, che è realmente represso nella sua capacità e nella sua creatività, avrebbe una gran urgenza di questo socialismo. Se potessimo avere un popolo italiano libero nella sua espressività creativa, avremmo ben presto un modello europeo che farebbe esplodere questo sistema».

Altro personaggio chiave che si interseca nell’esistenza di Beuys e la Baronessa Lucrezia De Domizio Durini, che porta avanti nel mondo il pensiero beuysiano. La baronessa De Domizio Durini (Trento 1936) personaggio inusuale del sistema dell’arte contemporanea opera da circa cinquant’anni nel campo della cultura internazionale, operatrice culturale, scrittrice, giornalista, curatrice, editrice. Sposata al Barone Giuseppe Durini di Bolognano, negli anni ’70 la villa di San Silvestro Colli (Pescara), diviene un centro di incontro per i protagonisti dell’arte di quel momento storico, nel’71 incontra l’artista tedesco Joseph Beuys e lo segue in molti paesi nel mondo; nell’opera di Joseph Beuys la baronessa troverà il filo conduttore che trasformerà la sua intera esistenza.
Per Lucrezia De Domizio Durini «l’artista deve essere a servizio della società per il miglioramento dell’uomo, la sua filosofia è fondata su una visione allargata dell’arte, un’arte che è tutt’uno con la vita». Lei stessa ama definirsi “Collezionista di rapporti umani”.

"Don’t Forget Joseph Beuys" è il titolo della mostra allestita in forma permanente, dal 26 gennaio 2018, presso l’Accademia di belle arti dell’aquila, grazie alla donazione della baronessa.


Sabrina Giangrande

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