Dispersi sul Monte Velino, ripartiti i soccorsi: si cerca nella zona della valanga, poche speranze di trovarli in vita

Dispersi sul Velino, ripartiti i soccorsi. Verrà esplorata la zona della valanga
di Stefano Dascoli
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Martedì 26 Gennaio 2021, 08:29 - Ultimo aggiornamento: 18:17

Sempre più labili le speranze di rintracciare in vita i quattro escursionisti dispersi sul massiccio del Monte Velino.  Sono intanto ripartiti alle prime luci del giorno le squadre dei soccorritori. Si tratta di 8 militari della stazione del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Roccaraso a bordo di due jeep e 13 della stazione dell'Aquila a bordo di quattro fuoristrada. I soccorsi sono scattati da Ma'Albe (L'Aquila) da cui i quattro partiti ormai 48 ore fa per la gita forse interrotta da una valanga. Sono in azione  carabinieri, protezione civile, vigili del fuoco, Gdf Cnas, mentre gli alpini del IX Reggimento hanno allestito strutture da campo per agevolare i soccorsi. Si sta valutando anche se far ripartire l'elicottero AV169 da Pratica di Mare. Le squadre di soccorso che hanno raggiunto quota 1800 metri in Valle Majellana hanno visualizzato una grossa valanga sul sentiero che i quattro stavano percorrendo. Si teme che siano stati travolti. Sul posto anche cani anti valanga che, in mattinata, non hanno fiutato particolari piste.

Sul monte Velino, sull'area della valanga sotto cui si teme possano essere rimasti i quattro escursionisti dispersi, è in corso una ricognizione aerea per valutare la possibilità di portare i soccorsi dall'alto. Approfittando di una buona visibilità al momento sono in volo tre elicotteri: quello del 118 partito dall'aeroporto aquilano di Preturo, un 139 della Gdf arrivato da Pratica di Mare e un 412 Vigili del Fuoco di Pescara.


Far scendere uomini, cani e attrezzi consentirebbe di abbreviare i tempi per raggiungere l'area e ridurre i rischi.
L'area dove si concentrano le ricerche si trova infatti a dieci km dal campo base. Escluso l'uso dell'escavatore, la valanga dovrà essere perlustrata e scavata a mano, con l'uso delle pale.


 

Al campo base stamattina é arrivato anche il governatore, Marco Marsilio, accompagnato dal direttore dell'Agenzia di Protezione civile, Mauro Casinghini. Marsilio ha voluto ringraziare i soccorritori per il lavoro che stanno facendo e ha salutato i familiari dei dispersi che stanno vivendo con grande angoscia queste ore. 

In ordine orario, Valeria Mella e Gianmarco Degni, Gian Mauro Frabotta e Tonino Durante

LA SITUAZIONE

C’è ancora una valanga a far sprofondare nell’angoscia l’intero Abruzzo. Proprio a pochi giorni di distanza dal quarto anniversario di quella che il 18 gennaio del 2017 spazzò via il resort di Rigopiano, uccidendo 29 persone. Oggi il versante è un altro. Non il Gran Sasso, ma il monte Velino: a quasi duemila metri di quota si teme per la vita di quattro escursionisti, tutti di Avezzano, tre giovani dai 26 ai 33 anni e un uomo di 60.

Sono commercianti, figli di famiglie storiche, ragazzi in carriera, studiosi, amanti dello sport e della cultura. Esperti, dice chi li conosce, o forse più semplicemente appassionati della montagna: non si spiegherebbe altrimenti la decisione di avventurarsi in quota senza l’equipaggiamento necessario (sci e apparecchi di ricerca), in un giorno, domenica, a marcato rischio valanghe e con condizioni meteorologiche proibitive. Per di più rischiando di infrangere le restrizioni Covid che limitano gli spostamenti tra Comuni in zona arancione per svolgere l’attività motoria. Ma questo, al momento, pare l’ultimo dei problemi.

Un’intera comunità trattiene il respiro nella speranza di un miracolo, prega per il ritorno a casa di questo gruppo che è anche un po’ paradigmatico della città, delle sue eccellenze, dei suoi legami familiari e amicali, dei suoi personaggi, della sua laboriosità. A guidare il drappello è Tonino Durante, 60 anni. E’ lo storico arrotino della città, titolare della coltelleria in pieno centro, in via Marconi. E’ considerato il più preparato ed esperto dei quattro, un grande appassionato di escursioni in alta quota, ma anche delle bicicletta e della corsa.

«Coraggioso e forte, allenato, un grande conoscitore delle montagne abruzzesi» dicono di lui alla sezione del Cai. Un amore, quello per la montagna, che ha condiviso con il quasi dirimpettaio Gianmarco Degni: il negozio di articoli sportivi della sua famiglia si trova anch’esso lungo via Marconi, a poca distanza dalla coltelleria. E in questo contesto del centro storico di una piccola città di provincia sono maturati le chiacchierate, i progetti, i sogni sulle sortite in alta quota. Gianmarco, 26 anni, è riuscito a trascinare con sé la bella fidanzata Valeria Mella, sua coetanea. Tra i quattro, il suo è il profilo che con la montagna ha forse meno a che fare. Figlia di un carabiniere, si è laureata in Fisioterapia all’Aquila ed è appassionata di cultura e teatro. Proprio al teatro dei Marsi faceva spesso la hostess, per conto di un’associazione, prima delle chiusure per il coronavirus. E sempre prima dell’emergenza Covid lavorava in un ristorante.

 


PERCORSI


Durante è anche lo zio di Gianmauro Frabotta, 33 anni, pure lui figlio di una storica famiglia di commercianti. La gastronomia in pieno centro, infatti, è punto di riferimento quasi identitario della città ed è stata inserita da poco tra le migliori d’Italia. Lui ha scelto però una via diversa: vive a Milano, dove fa l’ingegnere e dove ha maturato la passione per la montagna attraverso l’arrampicata. A tal punto che poco più di un anno fa era stato anche in Nepal, per partecipare alla missione “Imja Tse” e a quanto racconta il padre, Mauro, si stava preparando per scalare un ghiacciaio in Alaska. Le loro tracce si fermano a quota 1.800 metri, proprio dove si è staccata un’imponente valanga, all’incrocio tra le valli Majelama e Bicchero. E proprio qui sono stati captati due segnali cellulari. Distanti, ma non troppo. La speranza di trovarli vivi, dopo le prime 24 ore di ricerche a vuoto, è riposta in un miracolo: che i quattro siano passati prima che la neve sprofondasse a valle e che abbiano trovato riparo in qualche anfratto dove resistere a venti che superano i cento chilometri orari, al freddo glaciale, al buio di queste notti da tregenda. I rifugi della zona sono infatti tutti tristemente vuoti.

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