Primarie L'Aquila, Di Benedetto frena:
«Io già sindaco? Solo un riscaldamento»

Primarie L'Aquila, Di Benedetto frena: «Io già sindaco? Solo un riscaldamento»
di Stefano Dascoli
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Mercoledì 12 Aprile 2017, 11:10 - Ultimo aggiornamento: 11:14

L'AQUILA - Stanco, ma ovviamente soddisfatto del risultato, giudicato «incredibile». Americo Di Benedetto, fresco vincitore delle primarie, non si è però concesso pause, rimettendosi subito al lavoro.

Di Benedetto, partiamo dal record di votanti. Era auspicabile?
«Arrivavo da un lavoro portato avanti negli anni. Con un percorso di disponibilità, ascolto, professionalità e, direi, normalità che conquistato voti anche in altre aree. Speravo scattasse un voto d'opinione, con una prospettiva amministrativa. Mi aspettavo settemila voti e ho detto ai miei che con 3.500 avremmo potuto farcela. E' stato il classico voto normale, mobilitato dalla forza della sua struttura di partito e di consiglio regionale e dalla mia proposta differenziata. Alla fine si è trovata maggiore convergenza sull'idea ritenuta più idonea per la città».

Si era parlato, per lei, di una sfida quasi improba. Davide contro Golia. Lei contro una struttura di partito.
«Ci poteva anche stare, la sensazione era questa. Alla fine, però, ho cercato di dare un'alternativa per crescere tutti insieme. Qui non c'è chi ha vinto e chi ha perso. E' un'aggregazione che si promuove. Ora questo bagaglio elettorale non va disperso».

La sua vittoria è anche un messaggio alla governance Pd?
«Non so dirlo. E' stato un voto non di contrarietà. In questa città siamo troppo concentrati alla ricerca dell'avversario. Il cittadino oggi ha fatto una valutazione non contro, ma per qualcosa».

Avrebbe sostenuto Pietrucci in caso di sconfitta?
«Certamente sì, avrei rispettato il volere dei cittadini. Non è una prova di resistenza. Io l'ho sostenuto anche alle regionali, in maniera forte e determinati. Sarebbe strano se non mi appoggiasse, non perché mi debba qualcosa indietro, ma perché questa è la logica delle primarie e lui è persona a modo. Non mi pongo neanche la questione. Abbiamo deciso noi di misurarci, non ci ha obbligato nessuno».

Si sente già sindaco?
«Assolutamente no. Ho solo fatto un giro di riscaldamento».

Ha un avversario preferito?
«No, non si scelgono. Noi dobbiamo solo lavorare bene al nostro progetto politico, proporlo in maniera credibile, in autonomia, con identità e prospettiva».

Questo è un voto di cambiamento e di rottura?
«E' un voto non del cambiamento estetico, ma del cambiamento di metodo. Vedo una ferma volontà di non delegare più in maniera totale, ma di voler controllare l'esercizio politico. Andremo su un'azione che passerà per una lista civica che sia realmente così. Siamo un po' trendy e presuntuosi, forse, pensando che la migliore città sia nell'impegno politico. Secondo me invece sta fuori dall'impegno politico e dobbiamo riportarla dentro, con un civismo sano, puro, forte e reale».

C'è qualcosa da recuperare a sinistra?
«La coalizione è chiusa nella maniera giusta. Non credo di dover recuperare nulla, piuttosto dobbiamo costruire un percorso amministrativo comune. Invece dobbiamo essere uniti all'interno del Pd».

Quante liste farà?
«Ci sarà di sicuro una lista civica».

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