TERREMOTO

Del Pinto: «Ora temo la faglia tra Montereale e Campotosto»

Martedì 1 Novembre 2016 di Stefano Dascoli

L'AQUILA - Dopo la violenta scossa dell'altro giorno nei pressi di Norcia, di magnitudo 6.5, la preoccupazione principale, in Abruzzo, è legata ai possibili effetti sulla faglia che collega Montereale a Campotosto. Lo dice il sismologo Christian Del Pinto. «E' la struttura che più mi fa temere - dice -. A parte la vicinanza con il lago, sono svariati secoli che non genera un sisma degno di questo nome. Nel momento in cui c'è una crisi come quella di Amatrice, è naturale che parte di quell'energia venisse raccolta dalle strutture sismogenetiche adiacenti. Non ci dimentichiamo, però, che Amatrice non ha solo strutture adiacenti a nord, ma anche a sud». Tra queste ultime, appunto, c'è Montereale, silente da troppo tempo. «Nel 2010 diede luogo a uno sciametto - dice Del Pinto - ma esistono modelli che addirittura parlano di 3.500 anni fa per trovare un sisma rilevante, diciamo tra 5.5 e 6 Richter. Una struttura come quella non ha ricevuto energia solo dai fatti di Amatrice o L'Aquila, ma da tutte le crisi sismiche che si sono succedute negli ultimi 3.500 anni, molte delle quali sono anche sconosciute».

«E' impossibile fare previsioni - aggiunge lo studioso - così come è impossibile determinare all'interno di uno sciame se l'evento più forte si è verificato o deve verificarsi. Le affermazioni vanno pesate. La statistica, a cui tutti fanno riferimento, serve in sismologia solo per individuare zone più a rischio: dove ci sono stati terremoti continueranno a verificarsi anche in futuro. In quel senso aiuta, ma ci sono circostanze in cui può essere addirittura controproducente».

ARCHI TEMPORALI
E' il caso, per esempio, dei famigerati 300 anni che, nell'Aquilano, vengono considerati da sempre il lasso minimo di tempo tra un sisma e l'altro. «Ci si adagia sugli allori - dice Del Pinto - pensando che fatto un terremoto poi si possa stare tranquilli. Il sisma non è un essere senziente in grado di riconoscere i periodi o i calendari. Abbiamo a che fare qualcosa che ha decine di migliaia di anni di evoluzione e pochissime misure o fonti. Manca la maggior parte dei dati. Quella dei tempi di ritorno è una favola, purtroppo molto radicata. Gli ultimi terremoti stanno smentendo questo sistema».

MONITORAGGIO
Ecco perché Del Pinto sostiene la necessità di prevenzione, di reti diffuse di monitoraggio, di modelli sismici da arricchire giorno dopo giorno con i dati. Sempre nell'ottica dell'analisi, secondo il sismologo non sono molto attinenti le analogie con la sequenza del 1703: «Prima di assestare la zona di Amatrice ci vorrà del tempo. E contemporaneamente ci saranno eventi anche oltre, sulla faglia dei monti Sibillini. Il trasferimento di energia non è uno spostamento. Quanto al 1703 nulla si può escludere, ma secondo me ogni terremoto è diverso dagli altri. Quando si rimescolano le carte in una zona le cose cambiano. Esistono modelli statistici che usano la memoria, come se ci fossero situazioni standard. Ma le condizioni mutano. Non si può dire che una crisi del 2016 può essere simile a una del 1703: il territorio allora era diverso».

 

Ultimo aggiornamento: 2 Novembre, 15:20

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