Corruzione nella sanità abruzzese, con Di Giammarco arrestati anche due noti imprenditori. Spunta l'accusa di omicidio volontario

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Alfredo D'Alessandro
Gabriele Di Giammarco Corruzione nella sanità abruzzese, con Di Giammarco arrestati anche due noti imprenditori. Spunta l'accusa di omicidio volontario

C’è anche un paziente morto in questa brutta storia di mazzette per le forniture alla cardiochirurgia. E un’accusa di omicidio colposo, per il primario di Chieti Gabriele Di Giammarco, considerato un luminare, e per il collega Tommaso Bottio, che secondo il Gip Luca De Ninis «allo stato, salvo ulteriori approfondimenti tecnici, appare poter fondare la contestazione di omicidio volontario con dolo eventuale, certamente eclatante per un medico, il punto culminale dell’abuso della propria funzione e del suo asservimento ad interessi personali incompatibili con la stessa funzione medica».

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Il resto è peggiore routine del business sanitario. Valvole cardiache per la Cardiochirurgia comprate dalla Asl al doppio del prezzo di mercato, senza un bando, con procedura negoziata. E poi una pinza suturatrice, colla emostatica riassorbibile, cannule Biomedicus, tutto materiale acquistato con le stesse modalità e rapidamente dissipato per giustificare nuovi ordini. Sono sette gli indagati in Cuore aperto, l’inchiesta della Guardia di Finanza di Chieti, guidata dal colonnello Serafino Fiore, al lavoro per un anno sotto la direzione dei Pm Francesco Testa e Giancarlo Ciani. Fino ad arrivare a scoperchiare quello che gli inquirenti definiscono un fenomeno di corruzione sistemica, acquisti avvenuti per almeno otto anni, a partire dal 2011, ricalcando una delibera madre e con dichiarazioni di infungibilità del prodotto rese dal primario, oltre che per motivi di necessità e urgenza. Un andazzo che interrotto dal nuovo direttore generale Thomas Schael.

GLI INDAGATI
Ai domiciliari su disposizione del gip Luca De Ninis sono finiti il cardiochirurgo Gabriele Di Giammarco; Maurizio Mosca, 63 anni di Macerata, noto imprenditore rappresentante legale della Mosca srl fornitrice e distributrice di valvole cardiache e socio della Medisur srl operante nella distribuzione dei altri apparati medicali, impeganto in policia al Comune del capoluogo marchigiano; Antonio Pellecchia, 57 anni di Teramo, imprenditore e commerciante all’ingrosso di dispositivi medicali; Andrea Mancini, 46 anni di Pescara, dipendente di Pellecchia, per i quali il Pm aveva chiesto il carcere. Il Gip ha poi sospeso dalla professione, per 12 mesi, il medico vicentino Tommaso Bottio, e Daniele Marinelli, 36 anni di Teramo, dirigente medico della Cardiochirurgia di Chieti. Indagata anche l’attuale direttrice amministrativa dell’Asl Giulietta Capocasa, 62 anni, all’epoca dei fatti Dg facente funzioni, accusata di abuso d’ufficio in relazione all’acquisto di un Heart Mate 3 da 95mila euro in assenza, tra l’altro, di un preventivo, di una attestazione in ordine alla unicità del prodotto e di una delibera.

LE IMPUTAZIONI
Per gli altri indagati le accuse vanno, a seconda delle posizioni, dalla corruzione al falso, dalla turbativa del procedimento amministrativo volto alla individuazione del contraente. Di Giammarco avrebbe ottenuto dagli imprenditori l’arredo del proprio studio al policlinico per oltre 27mila euro, un soggiorno a Cuba di 13 giorni, il pagamento di alcune cene in ristoranti costosi, l’utilizzo gratuito di un posto barca al porto di Pescara, un soggiorno a Lisbona di 4 giorni.


LA TRAGEDIA
Ma dall’inchiesta emerge anche un episodio doloroso, la morte di un uomo di 59 anni di Atri al quale sul giugno del 2019 venne eseguito all’ospedale di Chieti un intervento di impianto di assistenza ventricolare sinistra della tipologia Heart Mate 3. Per l’accusa l’intervento fu eseguito da Di Giammarco e Bottio nonostante la mancanza agli atti di una relazione dell’Heart team, il mancato invio del paziente ad un centro trapianti per una valutazione della sua idoneità al trapianto e l’erronea valutazione del tipo di intervento: l’impianto inserito, in presenza di una insufficienza cardiaca biventricolare, avrebbe richiesto un trattamento anche del ventricolo destro. Circostanze che portano il Gip a ipotizzare la clamorosa evoluzione dell’inchiesta verso la formare contestazione dell’omicidio volontario contro Di Giammarco, ritenuto dal Gip «decisore unico degli acquisti e delle forniture della Cardiochirurgia, espropriando gli altri organi dell’amministrazione delle funzioni loro proprie al fine di dirigere un sostanziale collettamento verso i prodotti offerti dalle due imprese distribuzioni Mosca e Pellecchia».

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