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Covid, si contagia per abbracciare la moglie in fin di vita: Dante muore 9 giorni dopo Lina

Coronavirus, si contagia per abbracciare la moglie moribonda: Dante muore a sua volta dopo nove giorni
di Michele Narcisi
4 Minuti di Lettura
Martedì 17 Novembre 2020, 08:52 - Ultimo aggiornamento: 10:32

Lei, 72 anni, muore di Covid. Lui, 80 anni, la veglia e si infetta: ucciso anche lui nove giorni dopo. Una vita insieme e un unico destino. Sempre insieme, anche alla fine. La commovente storia viene da Tortoreto (Teramo). Natalina Medori, per tutti Lina, e il marito Dante Schiavoni se ne sono andati quasi insieme, inseparabili pure nella morte come lo erano stati in vita. 

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I coniugi

Lina, che appartiene ad una delle famiglie più note e stimate del Lido (la famiglia Medori co-gestisce “La Sirenetta”, che da quasi un secolo ha pensione, bar e spaccio), il 5 novembre ebbe un malore e risultò positiva al tampone, ma sembrava però grave: la febbre non si era mai alzata oltre 37,8. Di colpo, però, Lina ha visto le sue condizioni aggravarsi, tanto da accasciarsi a terra e morire. Per il marito Dante è stato un dolore atroce, l’ha voluta vegliare per ore, si è contagiato per l’immenso amore che nutriva verso la sua compagna di vita. Un amore e una lunga convivenza senza figli, ma con tanto affetto attorno di sorelle, cognati, nipoti e i tanti amici che volevano bene alla coppia.

«Dante non ha mai abbandonato la moglie, neanche da morta, l’ha vegliata sempre» racconta un parente. L’ambiente chiuso, gli accorgimenti non seguiti alla lettera nonostante le raccomandazioni di chi ha fatto con lui la veglia funebre: così si è infettato Dante, che prima di andare in pensione faceva il fabbro di alto livello tanto da aver innovato le vongolare, le barche adibite alla cattura di molluschi bivalvi, con superba maestria. In quelle lunghe e dolorose ore di veglia, Dante non ascoltava nessuno, solo lacrime a dirotto e un profondo dolore. Per troppo amore, e perché il destino spesso segue la sua strada incurante di tutto, Dante è risultato a sua volta positivo al tampone ed è stato ricoverato, prima a Teramo, poi nel nosocomio di Giulianova, dove si è spento sabato scorso, a nove giorni dalla moglie Lina, che è stata tumulata il 6 novembre.

I funerali

I funerali del marito si sono svolti ieri pomeriggio. Superfluo dire che questa contemporaneità, o quasi, di due destini incrociati ha scosso la comunità tortoretana e sta avendo anche una scia polemica. Su Fb, una parente dei coniugi Schiavoni fa riferimento a «negligenze e superficialità». «Sicuramente - vi si legge - era arrivata la loro ora e il destino li ha portati via a pochi giorni di distanza, ma sarebbero potuti andare in Cielo in maniera diversa non come bestie, lei più di lui». Un appello viene rivolto ai vertici sanitari, comunque a chi di competenza «affinché i medici di base passino casa per casa per curare i pazienti che hanno sì la positività al Covid-19, ma piccoli sintomi non tali da rendere necessario il ricovero».

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"I numeri sono quelli. C'è sì un rallentamento dei ricoveri, ma non è tale da evitare che il sistema sanitario vada fuori controllo. In due settimane, con questo ritmo di crescita, negli ospedali, in molte regioni, ci saranno notevoli problemi.


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