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Covid, gli abruzzesi guariti non si riammalano: ecco il perchè

Covid, gli abruzzesi guariti non si riammalano: ecco il perchè
di Alessia Centi Pizzutilli
3 Minuti di Lettura
Martedì 22 Febbraio 2022, 08:50

Tornano a scendere sotto quota mille i casi registrati nelle ultime ore in Abruzzo, ma il tasso di positività aumenta sensibilmente, un segno che non si tratta di un calo netto della curva epidemiologica ma che ha pesato il consueto effetto weekend, periodo in cui l'attività diagnostica subisce un forte rallentamento. Nel quadro generale emerge un miglioramento, ma i ricoveri restano alti e gli esperti continuano a sottolineare che «il Covid non sparirà di colpo, il processo sarà ancora lungo e per questo serve prudenza». In questo senso, il direttore del reparto di Malattie infettive dell'ospedale dell'Aquila, Alessandro Grimaldi, si dice d'accordo con l'atteggiamento di cautela del ministro della Salute, che ha ribadito che sarebbe un errore smantellare tutto l'impianto di regole e restrizioni a partire da una data puntuale. Il riferimento è alla scadenza al 31 marzo dello stato di emergenza, che non sarà prorogato.

In questo quadro si inserisce uno studio condotto da ricercatori delle università di Bologna e Ferrara e della Asl di Pescara, che ha analizzato i dati della pandemia in Abruzzo, dalla comparsa del virus fino a metà gennaio: per almeno un anno le probabilità di una nuova infezione in chi ha avuto il Covid sono basse, uno su 300, mentre quelle di incorrere in una forma grave sono almeno 100 volte inferiori. In totale 152.986 abruzzesi nel periodo di riferimento hanno avuto il Covid, i ricercatori hanno analizzato 84.907 casi fino a novembre 2021. In questo campione, tra inizio dicembre e metà gennaio, sono state registrate soltanto 260 reinfezioni, lo 0,31%, in soli due casi la reinfezione ha portato al ricovero e in uno al decesso. Nello stesso periodo si sono verificate circa 65mila infezioni: i tassi di nuove infezioni erano bassi anche in chi non si era vaccinato dopo aver contratto Covid (0,5%), anche se le probabilità erano doppie rispetto a chi aveva fatto due dosi di vaccino (0,25%).

Mascherine al chiuso, Green Pass e quarta dose per i fragili, con l'ipotesi di estenderla a tutti in autunno: sono questi i punti della strategia del governo per i prossimi mesi. «Il Covid non è scomparso: in questo momento abbiamo il reparto pieno e molte richieste di anticorpi monoclonali e di antivirali», spiega Grimaldi, che invita a segnalare pazienti da poter trattare con gli antivirali precocemente, poiché si hanno a disposizione 5 giorni oltre i quali non è più possibile la somministrazione. «Le mascherine saranno fondamentali anche quando la curva scenderà ulteriormente; in estate vedremo cosa accadrà, ma non dobbiamo abbassare la guardia, perché non sappiamo cosa accadrà in autunno», precisa. Sulla quarta dose l'infettivologo aggiunge: «L'ideale sarebbe farla con vaccini che abbiano maggiore copertura su Omicron, ma questo è un problema che si affronterà al momento giusto, ora serve un richiamo per i fragili e per chi è ad alto rischio, compresi coloro che lavorano contatto stretto e ripetuto con pazienti Covid. Si è visto che l'immunità non è così duratura, probabilmente si arriverà a una vaccinazione annuale, come per l'influenza». Uno scossone in questo senso potrebbe arrivare con il vaccino Novavax, che sarà disponibile dalla prossima settimana, che piace anche ai No vax: «Potrebbe aiutare a superare i dubbi - sottolinea - È un vaccino tradizionale, diverso dai vaccini mRna anche perché non necessita della catena del freddo».

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