Covid, l'immunologo Pio Conti: «La pandemia colpisce i più poveri»

Giovedì 19 Novembre 2020 di Saverio Occhiuto
Covid, l'immunologo Pio Conti: «La pandemia colpisce i più poveri»

 Può sembrare un'ovvietà, ma il coronavirus che non ha risparmiato l'uomo più potente del pianeta, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, non è così “democratico” come lascerebbe credere. A pagare il prezzo più alto della pandemia sono i poveri, anche in termini di vite umane. A confermarlo è un studio della prestigiosa Tufts University di Boston. Ricerca che l'immunologo abruzzese Pio Conti ha condotto con il suo gruppo di ricerca e l'ausilio di alcuni studenti della stessa università americana, offrendo importanti spunti di riflessione anche sul piano sociale.
 

Professore, cosa cercate di dimostrare con questo lavoro?
«La pandemia, oltre alle conseguenze mediche, ha determinato un impatto economico e sociale di vaste proporzioni e di lunga durata che sta colpendo soprattutto le persone più povere. Dai dati in nostro possesso è emerso chiaramente che l'indice di mortalità da coronavirus è più alto nelle popolazioni a basso reddito».
 

Con quali conseguenze dirette?
«Si prevede che nei Paesi in via di sviluppo, dove la protezione sociale è scarsa o nulla, si avrà una perdita di reddito di circa 220miliardi di dollari. E secondo le Nazioni Unite il numero delle persone che vivono in povertà potrebbe aumentare fino a mezzo miliardo la dove è già forte il disagio socio-economico».
 

Perché la pandemia ha gioco facile tra queste fasce della popolazione?

«Nel nostro studio abbiamo notato che negli ambienti più disagiati tutte le misure preventive, come l'uso delle mascherine, l'igiene delle mani, il distanziamenti fisico, il tracciamento dei contatti e le quarantene, sono meno praticate rispetto a ciò che accade tra le popolazioni più agiate. Nello stesso tempo, sintomi come febbre, tosse, polmoniti, affaticamento, mal di testa, diarrea e dispnea, sono risultati più accentuati. Tutto ciò conferma che gli eventi legati al Covid-19 non sono uniformi ma hanno un maggiore impatto sui soggetti con malattie pregresse e sulle classi meno abbienti».


Questo riporta all'urgenza di un vaccino per tutti.
«Le cure tardano ad arrivare e i poveri pagano il prezzo più alto, anche per un'altra ragione: rispetto al 2019 i Paesi ricchi hanno tagliato di un terzo gli aiuti diretti a quelli più in difficoltà. La pandemia ha fatto il resto. Anche in Italia questa seconda ondata pandemica sta colpendo in maniera drammatica le fasce meno abbienti. E' necessario che lo Stato e tutti gli altri, dalle Regioni ai Comuni, affrontino con serietà il problema. Dati inconfutabili sulla povertà evidenziano come la pandemia stia mettendo a dura prova i servizi sociali, oltre che quelli ospedalieri. Ma un po' ovunque nel mondo la crisi provocata dal Covid-19 si somma alla crisi economica».


Qual è la prospettiva nel medio termine per uscire dall'emergenza?
«Il Covid-19 è oggi la terza causa di morte nel mondo. Se il problema non dovesse essere superato in tempi accettabili con la vaccinazione, nei prossimi due anni si prevede che moriranno più poveri affetti dal virus rispetto a tutti quelli che soccomberebbero a causa di altre patologie, come diabete, ictus, malattie cardiovascolari, cancro. Va anche ricordato che i lavoratori delle classi meno abbienti hanno maggiori probabilità di fare mestieri che li espongono a malattie infettive o che li portano a contatto con il rischio. Anche l'accesso al cibo e alle cure mediche risente di questa particolare condizione di disagio socio-economico. Ridurre la ospedalizzazione di questi pazienti è oggi un'altra urgenza».


C'è anche un altro problema che sta interessando i Paesi poveri nella gestione della pandemia: più malati, meno probabilità di vedere la fine del tunnel.

«E' proprio così. La mancata attenzione verso gli individui indigenti, non solo causa una maggiore incidenza di infettati e di perdita di vite umane, ma preserva il serbatoio di trasmissione per tutta la popolazione, prolungando il tempio di estinzione dei virus».
 

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