Covid, contagiata in ospedale, infetta la famiglia e muore. Il marito: «Vogliamo la verità»

Giovedì 11 Giugno 2020 di Tito Di Persio
Mara e Stefano Clemente  Covid, contagiata in ospedale, infetta la famiglia e muore. Il marito: «Voglio la verità»

Donna di 59 anni contagiata dal coronavirus durante il ricovero in ospedale e muore. Marito e figli, a loro volta contagiati, accusano: «Dovevano proteggerla». Mara Coato ha contratto il virus nel reparto di oncologia dell’ospedale Mazzini a Teramo. Dal 19 marzo era ricoverata per una patologia respiratoria, ma dopo una breve degenza viene dimessa, torna a casa e infetta tutti i familiari.

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A raccontare la drammatica storia è il marito Stefano Clemente, 65 anni, operaio di Teramo. La moglie, originaria di Verona, casalinga, era una malata oncologica, un paio di anni fa le era stato diagnosticato un tumore al seno. Poi tiene a sottolineare che «non era malata terminale». Anzi la sua patologia era in regressione. «Il 16 marzo - racconta Stefano – mia moglie faceva un po’ di fatica a respirare. Allora la portiamo al pronto soccorso del Mazzini e la ricoverano nel reparto di oncologia. Nei giorni successivi, sia io che i miei figli siamo andati a trovare Mara con guanti e mascherina, mentre medici, infermieri e altri familiari non indossavano protezioni. Questa situazione ci preoccupava non poco dal momento, come tutti sappiamo, chi ha un tumore è immunodepresso, di conseguenza molto più a rischio al Covid-19». Poi continua il racconto: «Il 23 marzo ricevo delle chiamate dall’ospedale e mi dicono se potevo riportare Mara a casa perché stava meglio. Il 26 mattina mi richiama l’ospedale e poi mia moglie e mi dicono di andare a prenderla alle ore 16. Una volta lì chiedo se le era stato fatto il tampone. Un medico del reparto mi dice: “Le abbiamo fatto due tamponi, uno è appena arrivata, un altro due giorni fa, il 24, entrambi sono negativi, perciò in casa potete stare tranquilli”. Il 7 aprile durante la notte inizio ad accusare un fortissimo mal di testa. Esausto alle prime ore dell’alba mi reco al pronto soccorso, sempre a Teramo. Appena arrivo mi fanno una Tac, mi misurano la febbre, avevo 37,5. Poi mi fanno due prelievi di sangue ai polsi e il tampone e mi fanno stare tutto il giorno e la notte in una stanzetta del pronto soccorso. Il mattino dopo arriva un medico e mi dice che sono positivo al coronavirus e che devo essere ricoverato nel reparto di malattie infettive. Aggiunge anche che c’era un solo posto libero. Allora dico di ricoverare lì mia moglie e a me di portarmi al Covid Hospital di Atri. Chiamo subito i miei due figli e dico loro di tornare subito in casa perché io e la mamma eravamo positivi. In poche parole anche i miei figli avevano contratto il Covid-19. Tra l’altro il più giovane era a lavoro e rischiava di infettare tutta la fabbrica».

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Conclude Stefano Clementi: «Il 5 maggio mi telefona l’ospedale e mi dice che mia moglie non risponde più a nessuno stimolo e che la cosa più opportuna era di riportarla in casa per vedere se migliorava. Il giorno dopo, verso le 18.30, con un’ambulanza me la riportano in una condizione pietosa. Non so cosa le è successo. Mara è entrata in ospedale sulle sue gambe ed è tornata in coma. Durante la notte, verso le 3, ha avuto un’emorragia importante. Chiamiamo il 118 e viene di nuovo portata in ospedale. L’8 alle 4 del mattino muore. Sia io che i figli adesso vogliamo sapere cosa è successo veramente. Per questo motivo abbiamo richiesto la documentazione dei ricoveri dal 7 aprile all’8 maggio. Ci hanno risposto in ospedale che sono andati persi».

Contattato al telefono il direttore generale della Asl di Teramo, Maurizio Di Giosia, ha riferito di non conoscere il caso: «Nei prossimi giorni faremo delle verifiche». Sui contagi in ospedale di malati e operatori sanitari è stata aperta un’inchiesta dalla procura di Teramo.
 

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