Coronavirus, a Pescara persi
duemila posti di lavoro
Schirato ai sindaci: "Cancellate le tasse"

Mercoledì 8 Aprile 2020 di Paolo Vercesi
Emilio Schirato, presidente di Federalberghi Pescara


"Alberghi di Pescara e provincia in ginocchio a causa dell'emergenza Coronavirus". E' il disperato grido d'allarme che Emilio Schirato, presidente di Federalberghi per la provincia di Pescara ed esponente di Confcommercio, rivolge attraverso una nota agli amministratori locali e in particolare ai sindaci di Pescara e Montesilvano chiedendo loro un aiuto concreto per dare una speranza di sopravvivenza all'intero comparto legato al turismo.

Chi sperava in una ripresa ovvero in una possibile riapertura delle attività per Pasqua si è dovuto ricredere e arrendere all'evidenza di una situazione che, per quanto attenuata, permane in una tale gravità da suggerire una proroga alle chiusure forzate a tutela della salute dei cittadini. La conseguenza, o meglio una delle conseguenze con cui il settore produttivo è costretto a fare i conti, riguarda la chiusura della maggior parte degli alberghi per tutto il 2020, considerato che a detta degli esperti bisognerà attendere l'anno prossimo per avere un vaccino efficace contro il Covid-19.

Spiega il presidente Schirato: "Il tessuto di tale settore è caratterizzato da una miriade di micro imprese, a conduzione familiare che nonostante tutte le difficoltà in tutti questi anni hanno continuato a gestire realtà che impegnano, incluso l’indotto, migliaia di lavoratori. Volendo solo considerare le città di Pescara e di Montesilvano, la chiusura degli alberghi con la mancata stagione primaverile e nell’incertezza di quella estiva sta comportando ad oggi circa duemila lavoratori disoccupati. E la realtà più cruda è legata al fatto che la stragrande maggioranza della forza lavoro del territorio nel comparto viene impiegata stagionalmente da Pasqua fino a fine estate".

Da qui la richiesta ai sindaci - Carlo Masci per Pescara e Ottavio De Martinis per Montesilvano - perché dispongano "l’azzeramento totale per l’anno corrente di tutte le imposte comunali per le strutture alberghiere, senza distinzione di categoria o servizi. E quindi l’annullamento di: Tassa di occupazione suolo pubblico, Cosap, Imu, Tari, imposta pubblicità, tassa di soggiorno e imposta demaniale ove presenti. Le misure di sospensione di tali tributi non sono infatti sufficienti" insiste Schirato, che per la Fase 2 chiede anche una rimodulazione delle stesse tasse "perché le imprese andranno agevolate ad una ripartenza. Le misure economiche devono essere all’altezza del danno subito, altrimenti si rischia il disastro sociale ed economico non solo del nostro settore ma a cascata di tutti gli altri".

Aggiunge Cecilia Rubaudo, titolare dell’Hotel Regent di Pescara e consigliere Federalberghi: “La nostra richiesta è aderente alla realtà. Siamo chiusi, non produciamo spazzatura. Siamo chiusi, non incassiamo tassa di soggiorno. Siamo chiusi, non occupiamo suolo pubblico. Siamo chiusi, non dobbiamo farci pubblicità in città vuote. Forse questa potrebbe essere l’occasione di ripensare ai tributi locali per il loro reale utilizzo (pago ciò che consumo) e non per il loro valore nominale (paghi perché sei titolare di x mq).

Daniela Renisi, presidente dei giovani di Federalberghi, si chiede inoltre chi saranno i potenziali ospiti visto che i molti clienti, che non lavorano da mesi, non avranno a disposizione le ferie e gli stipendi. "Tra l’altro - osserva - le zone più colpite dalla pandemia, guarda caso, sono proprio quelle che storicamente rappresentano il nostro bacino di clientela: Lombardia, Veneto, Piemonte".

Le conclusioni di Schirato: “Noi albergatori vogliamo riaprire le nostre strutture. Vogliamo garantire alle nostre città un servizio di accoglienza in linea con i più alti standard internazionali e, oggi, anche con le norme igienico sanitarie necessarie a contenere la propagazione dell’epidemia. Abbiamo a cuore gli ospiti e il personale ma siamo anche consapevoli che la normalità non arriverà molto presto. Di sicuro nascerà un nuovo concetto di ospitalità e di un nuovo turismo che ci vedrà pronti solo se debitamente supportati e sostenuti in primis dai nostri Comuni".







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