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Coronavirus, tutta la famiglia contagiata, lui immune. Sul teramano Fabrizio Primoli uno studio nazionale

Coronavirus: tutta la famiglia contagiata, lui immune. Sul teramano Fabrizio Primoli uno studio nazionale
di Valentina Procopio
4 Minuti di Lettura
Giovedì 4 Marzo 2021, 09:02 - Ultimo aggiornamento: 09:27

Tutta la famiglia contagiata dal Covid tranne lui: teramano diventa un caso di studio nazionale. E’ successo a Fabrizio Primoli, 44 anni, impiegato della Asl, che sta partecipando ad uno studio sperimentale condotto dall’équipe di Genetica Medica del Policlinico universitario di Tor Vergata, guidata dal professor Giuseppe Novelli. Lo “Studio genetico sui resistenti al SARS-CoV-2, questo il nome dell’interessante ricerca, mira a raccogliere, attraverso il sangue, dati relativi al Dna dei cosiddetti “virus resistor”, ossia soggetti che sembrano essere resistenti al virus. Lo scopo è quello di individuare eventuali varianti genetiche responsabili della peculiare risposta dell’organismo di certi soggetti, che non contraggono né sviluppano la malattia pur essendo stati a contatto stretto e diretto con dei positivi.

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Primoli è tra le 82 persone finora individuate in tutta Italia ad avere questa particolare caratteristica. «La mia storia – spiega Primoli – inizia il 2 dicembre dello scorso anno, ad una banale cena di famiglia. Sono stato con i miei parenti, mia madre, mio fratello, i miei nipoti e la moglie di mio fratello, alla fine della serata ci siamo salutati con baci ed abbracci. Nei giorni successivi, i commensali hanno sviluppato febbre e sintomi riconducibili al virus, tutti, tranne me. Pensavo che sarebbe stata solo una questione di giorni, tanto più che mio nipote di 5 anni è solito salutarci con un bacino sulle labbra, invece sono rimasto sempre sano: sono risultato negativo a tutti i tamponi fatti a distanza di 20 giorni l’uno dall’altro, ma anche ai test sierologici, segno che non ho neanche sviluppato gli anticorpi della malattia. Essendo l’unica persona sana della famiglia, mi sono occupato dei miei familiari malati, facendo la spesa e le commissioni per tutti, sono stato comunque a contatto con loro, soprattutto con mio fratello che abita al piano superiore al mio. C’è voluto circa un mese per avere riscontro negativo del tampone da parte dei miei, che ora sono guariti, anche se qualcuno, come mia madre, lamenta ancora affanno e spossatezza».

Dopo un confronto con diversi medici, Primoli ha scoperto che era in corso una specifica indagine su persone che erano state a stretto contatto con malati di Covid senza aver sviluppato la malattia e ha deciso di aderire alla ricerca. «Il primo passo – spiega - è la compilazione di un questionario dettagliato sulla situazione personale e familiare, sui contagi, sui test effettuati. L’équipe valuta il questionario e, superato questo, si deve effettuare un ulteriore test sierologico da prelievo venoso tra 15 e 90 giorni dal primo contatto avuto con i soggetti positivi al virus. Se negativo, si passa alla fase successiva, quella che ho effettuato appena due giorni fa. Basta un semplice prelievo del sangue per sequenziale il Dna, la cosa interessante è che i risultati potranno essere comparati con altri studi condotti negli altri centri di ricerca in tutto il mondo, in base alle etnie delle popolazioni».Primoli lancia anche un appello a tutti coloro che hanno avuto un’esperienza analoga e potrebbero rientrare nel campione dello studio. «Basta pochissimo, solo un prelievo di sangue». La mail per contattare l’èquipe del Policlinico Tor Vergata è covid19res.project@gmail.com. 

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