Minaccia di morte moglie e figli. L'accusa chiede tre anni di carcere, ma lui se la cava con dieci mesi

Venerdì 16 Ottobre 2020 di Stefano Buda
Minaccia di morte moglie e figli. L'accusa chiede 3 anni di carcere, ma lui se la cava con dieci mesi

Dieci mesi di reclusione per 5 anni di violenze ai danni della moglie e dei due figli. E’ la condanna inflitta ieri pomeriggio, dal tribunale monocratico di Pescara, a carico di un uomo di 58 anni accusato di maltrattamenti in famiglia. Accusa riqualificata dal giudice in minaccia aggravata e violenza privata. L’imputato, assistito dall’avvocato Carlo Corradi, è stato anche condannato al risarcimento del danno in favore delle parti civili. In ogni caso una pena piuttosto mite, considerando che il pm aveva chiesto 3 anni di carcere e che si parla di uno di quei reati ritenuti particolarmente odiosi, anche alla luce del fatto che una delle vittime all’epoca era minorenne.

Per saperne di più occorrerà attendere 90 giorni, quando saranno rese note le motivazioni che accompagnano la sentenza. Di certo, però, gli episodi descritti dalla Procura nei capi d’imputazione lasciano affiorare particolari estremamente crudi. Tutto ebbe inizio nel luglio del 2017, quando l’imputato fu sorpreso dai carabinieri, in una cittadina della provincia di Pescara, mentre tentava di sfondare la porta dell’abitazione nella quale si erano rifugiate le tre vittime. Subito scattarono le indagini, che consentirono di ricostruire come la donna nel 1991 avesse sposato colui che si sarebbe trasformato nel suo aguzzino. Le prime intemperanze iniziarono nel 2012 e tre anni più tardi, al culmine di una lite, il marito avrebbe afferrato la sciarpa indossata dalla moglie, stringendogliela al collo con l’intenzione di strozzarla e fermandosi solo davanti alle suppliche della figlia. In quella stessa occasione l’uomo avrebbe afferrato un grande coltello da cucina e dopo avere immobilizzato la figlia le avrebbe puntato un coltello alla gola.

Solo il deciso intervento del fratello della ragazza avrebbe evitato conseguenze più gravi. Episodi simili si sarebbero verificati anche altre volte, alimentati da calci, schiaffi, insulti e minacce di morte, sia nei confronti della moglie che dei due figli. Ciò che accadde la notte del 15 luglio 2017 fu la classica goccia che fa traboccare il vaso. L’uomo, dopo che la moglie aveva rifiutato un approccio sessuale, le avrebbe intimato di vestirsi e montare in macchina. La donna avrebbe rifiutato, scappando verso la casa di una vicina e a quel punto sarebbe scoppiato l’inferno: il marito prima avrebbe gridato alla moglie di tornare indietro, brandendo un grosso martello e poi avrebbe minacciato di dare fuoco alla casa, cospargendo due sedie con un superalcolico e dando luogo ad un principio di incendio.

Successivamente avrebbe puntato un coltello alla gola del figlio, che nel frattempo era stato svegliato dal frastuono, pretendendo che il ragazzo convincesse la madre a tornare a casa. Il giovane riuscì però a divincolarsi e a raggiungere la madre nella casa della vicina, dove la donna e i suoi due figli trascorsero la notte. Il giorno dopo le vittime dell’aggressione tornarono nella loro abitazione e si barricarono dentro. Nel tardo pomeriggio il 58enne tornò alla carica nel tentativo di sfondare la porta, ma la donna avvertì i carabinieri, che arrestarono l’uomo in flagranza di reato. Il violento trascorse tre giorni in carcere e quasi quattro mesi ai domiciliari. Misure cautelari che sembrano stridere con la lieve entità della condanna.

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