Colpo di pistola contro il consigliere. Il giudice: «Garzarelli resti in carcere»

Colpo di pistola contro il consigliere. Il giudice: «Garzarelli resti in carcere»
di Teodora Poeta
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Martedì 28 Maggio 2024, 07:00

Resta in carcere Alberto Garzarelli, il 56enne di Nereto che mercoledì scorso ha sparato un colpo di pistola contro il consigliere provinciale Luciano Giansante che aveva incrociato al bar. Secondo il gip Marco Procaccini che sabato mattina lo ha interrogato dopo l’arresto scattato in flagranza di reato, l’ex tabaccaio, così come si legge nell’ordinanza di convalida, sarebbe «del tutto privo della benché minima capacità di autocontrollo, dei benché minimi freni inibitori e del benché minimo spirito di collaborazione, totalmente inaffidabile e totalmente fuori controllo, assai pericoloso». Impossibile la concessione degli arresti domiciliari, che pure erano stati chiesti dal difensore, l’avvocato Luca Macci, neanche con il braccialetto elettronico perché, lo scrive sempre il gip, «verosimilmente si darebbe all’evasione (o, in ogni caso, alla violazione delle relative prescrizioni), senza particolari remore e/o problemi». A quanto pare le spiegazioni del 56enne, che il giorno dell’udienza di convalida ha risposto alle domande senza avvalersi della facoltà di non rispondere, non hanno convinto il giudice che ha ritenuto «assai elevato il pericolo di reiterazione dei comportamenti delittuosi analoghi a quelli per cui si procede, anche con caratteri di più intensa lesività».

Garzarelli, in quella sede, avrebbe tentato di negare i fatti provando a discolparsi piuttosto che a mostrare consapevolezza del proprio errore. Tutto questo come aveva già fatto sui social dove scriveva di essere perseguitato dalle stesse persone, tra le quali anche Giansante, di cui l’altro giorno ha parlato pure davanti al gip. Un “immotivato astio” sia contro Giansante, sia contro una parte degli operanti e di altri soggetti istituzionali che denota da parte dell’ex tabaccaio di Nereto come non avesse «alcuna forma di rispetto verso l’autorità e le istituzioni stesse». Tanto da essere arrivato a lanciare contro un militare una tanica di miscela e a minacciarlo di dargli fuoco.

Allo stato attuale non c’è documentazione sanitaria agli atti che attesti una patologia del 56enne, ma non è escluso che il suo difensore possa richiedere quando prima una perizia psichiatrica. L’indagato, come lui stesso ha ammesso, mercoledì, dopo aver consumato al bar ed essersi accorto di non aver pagato, sarebbe tornato per saldare il conto, ma quando, fuori dal locale, ha incrociato Giansante. A cui ha sparato.

 
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