Collinzio annegato in un canale, la madre ai giudici: «Me lo hanno ucciso»

Collinzio annegato in un canale, la madre ai giudici: «Me lo hanno ucciso»
di Manlio Biancone
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Martedì 29 Novembre 2022, 08:28

«Me lo hanno ammazzato», ha ripetuto più volte davanti ai giudici della Corte d'Assise, Teresa Di Nicola, la madre del 51enne Collinzio D'Orazio di San Benedetto dei Marsi, rinvenuto senza vita il 23 febbraio del 2019, nelle acque del fiume Giuovenco. Sono accusati di aver provocato la sua morte, abbandonandolo vicino al fiume di notte in area fangosa, due giovani del posto, Fabio Sante Mostacci, 30 anni, e Mirko Caniglia, 29, che devono rispondere del reato abbandono di incapace con l'aggravante di averne causato il decesso.

La madre, davanti ai giudici della Corte d'Assise dell'Aquila, ha parlato per due ore e ha ricordato che il figlio «era malato e che l'ha sempre seguito cercando di proteggerlo. Ora voglio che venga fatta giustizia per quello che gli è accaduto». Oltre alla madre, ieri, sono stati sentiti dai giudici una quindicina di testimoni non solo dell'accusa, ma anche della difesa. Il barista del posto ha ricordato: «Collinzio era nel mio locale la sera del 2 febbraio e c'erano anche i due giovani accusati. La vittima era in uno stato confusionario per aver bevuto alcool. I giovani sono andati via e Collinzio fu riaccompagnato a casa dalle forze dell'ordine». Sentito anche il medico di famiglia che ha confermato lo stato di salute di Collinzio, il fratello che era molto legato a lui e altri giovani che quella notte incontrarono la vittima per le vie del paese. Infatti Collinzio non rimase in casa, ma decise di uscire di nuovo nonostante l'ora tarda e incontrò i due giovani del paese, in stato di ebrezza, secondo la difesa: lo riaccompagnarono davanti all'abitazione con la loro auto e andarono via.

La vicenda ebbe inizio in un bar di San Benedetto dei Marsi dove Collinzio aveva trascorso qualche ora con amici e conoscenti. Era la notte del 2 febbraio. Si persero le tracce fino al ritrovamento. I due giovani accusati, secondo il loro racconto, lo avrebbero trovato per strada ubriaco decidendo di riaccompagnarlo con la loro auto a casa. Avrebbero però sbagliato abitazione e a quel punto, secondo l'accusa, avrebbero deciso di lasciarlo in una strada isolata. Il 23 febbraio i sommozzatori dei vigili del fuoco trovarono il suo corpo nelle acque del fiume Giovenco, incagliato a un ramo.

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