Chieti, chiede una sigaretta e viene
aggredito sotto i portici: è in coma

Chieti, chiede una sigaretta e viene aggredito sotto i portici: è in coma
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Lunedì 2 Marzo 2015, 13:51 - Ultimo aggiornamento: 13:52

CHIETI - Una sigaretta rifiutata, frasi come «sporco fascista», minacce di morte: un cocktail micidiale che genera uno sfogo violento dalle conseguenze drammatiche, una storia con cui la politica non c'entra nulla. Ora in ospedale lotta contro la morte Simone Daita, 51 anni, un'esistenza difficile, oggi confinata nel sottoscala in cui vive, un passato come giornalista pubblicista collaboratore di testate locali cartacee e on line, operato nell'ospedale di Pescara per rimuovere un ematoma alla testa e in prognosi riservata. Tutto inizia alle 23.30 di sabato in piazza Vico, centro città, davanti a una trentina di persone.

Daita si avvicina ad A.B, 25 anni che sta sotto i portici, e gli chiede un sigaretta ma questi gliela rifiuta. Allora l'uomo gli dice «sporco fascista» e ancora «ti sparo in bocca, sei un vigliacco». Nel frattempo arriva E.D.O, 23 anni che ha appuntamento con l'amico. I due per evitare la lite entrano nel bar Bon Bon, vi restano il tempo di farsi preparare una consumazione che portano fuori dal locale. Daita è lì a pochi metri e si avvicina, in palese stato di ubriachezza, farfugliando qualcosa all'indirizzo di E.D.O.: «Io le teste di c... non le dimentico» gli avrebbe detto quindi sferra un destro al volto del 23enne operaio. E, come riferirà quest'ultimo alla Polizia, Daita è pronto a colpire di nuovo quando il giovane reagisce e lo colpisce a sua volta con un pugno. Daita cade a terra, batte la testa pesantemente, perde sangue e sensi. La titolare del locale, Simona Mancini, sente il trambusto che c'è fuori e chiama il 118 e il 113, arriva la Volante. Daita viene portato prima al policlinico e poi trasferito a Pescara. E.D.O. nel frattempo è andato via ma torna indietro, Daita è ancora a terra. Più tardi va in ospedale anche lui a farsi medicare e alle 5.40 si reca in Questura.

Gli uomini della seconda sezione della Squadra Mobile, l'ispettore capo Fabrizio Purgatorio e l'assistente capo Alessandro Di Michelangelo lo hanno già identificato. Il giovane operaio dice di essersi difeso dopo il primo pugno, dai racconti viene fuori anche un vecchio screzio con Daita. E.D.O. che è indagato per lesioni aggravate, è stato interrogato con l'assistenza dell'avv. Palucci. Se Daita morisse rischierebbe l'accusa di omicidio preterintenzionale. Il questore La Gala ha seguito la vicenda personalmente, coordina l'inchiesta il pm Giuseppe Falasca.

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