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Crisi, nelle chiese crollano le offerte: sacerdoti quasi alla fame

Crisi, nelle chiese crollano le offerte: sacerdoti quasi alla fame
di Maurizio Di Biagio
3 Minuti di Lettura
Sabato 9 Aprile 2022, 08:40 - Ultimo aggiornamento: 14:28

La chiesa è in sofferenza. E lo sono soprattutto loro: i sacerdoti della Diocesi di Teramo - Atri in prima linea, a causa di un centinaio di chiese chiuse per il sisma, delle offerte che calano vertiginosamente e dell'otto per mille sempre più misero, mentre le spese da affrontare sono tante e maggiori di un tempo.

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Don Andrea Di Bonaventura dà la sua vita per la parrocchia di Garrufo di Sant'Omero ma ieri ha pranzato «con un pesce surgelato da 2 euro e 50 cent, affogato in un po' di pasta» prova a scherzarci su. Ha un dolore alla schiena e non può permettersi sedute di fisioterapia, di ginnastica posturale: «Mi costerebbero 500 euro ogni due mesi e l'assicurazione sanitaria che abbiamo non copre questa patologia». Rinserra stoicamente le spalle e dice che «in fondo non è nulla». Una sua semplice visita a una pizzeria è da spalmare su più settimane: del resto il suo stipendio, che giunge dall'Istituto Centrale Sostentamento Clero, è di soli mille euro. «Ma di questi tempi non si può chiedere tanto alle famiglie» è la sua umile considerazione.

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Eppure fa tanto per la sua parrocchia, per la vita sociale e religiosa, compreso doposcuola e gli affollati campus estivi per i ragazzini d'estate. Per don Antonio Ginaldi le cose vanno un po' meglio ma solo perché il parroco di Sant'Antonio a Teramo ha il suo lavoro da insegnante, altrimenti «ci sono sempre le bollette da pagare che sono aumentate tanto e le offerte sono calate anche di un buon 50% di prima della pandemia, speriamo che con la fine del Covid tornino i fedeli».

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Sono 180 le parrocchie nella diocesi di Teramo-Atri, 120 i sacerdoti, compresi i diocesani, e 100 le chiese ancora chiuse per il sisma. «Bisogna sfatare il mito che la chiesa è ricca» interviene il vice direttore dell'Istituto diocesano sostentamento clero Teramo-Atri, Gabriele Valeri. «Come bisogna sfatare il mito che la chiesa non paga l'Imu, perché tutti i beni in carico al nostro istituto rispettano questa tassa, come fanno tutti gli altri cittadini, sono esenti solo i luoghi di culto che chiaramente non producono reddito».

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Valeri fa un sentito appello ai Teramani: «I sacerdoti dedicano la loro intera vita al bene della comunità, pochi si soffermano su questo aspetto, e se qualcuno si ricordasse di fare delle donazioni volontarie, sarebbe una cosa eticamente molto valida. Sono ben accetti anche donazioni di beni immobili, lasciti testamentari se qualcuno non ha eredi da soddisfare, un terreno o una casa possono rappresentare molto per chi è in prima linea sul versante del bene e della fede». Dal 1984 è stata soppressa la retribuzione statale ai preti, e quindi il loro sostentamento dipende esclusivamente dalla generosità dei fedeli. L'Istituto presieduto da Valeri provvede a gestire i beni produttivi delle parrocchie, i cui proventi vanno a confluire nella sede unica e centrale di Roma.

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