Il giudice ridà all'anziana la casa popolare occupata da due falsi badanti

Il tribunale di Pescara
di Stefano Buda
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Domenica 21 Giugno 2020, 15:47 - Ultimo aggiornamento: 15:52

Una donna di 83 anni di Pescara, in gravi difficoltà economiche e abbandonata dai familiari, era stata raggirata da due persone senza scrupoli, che si erano impossessate della casa popolare in cui viveva. Inutili i tentativi, compiuti nel corso degli anni, di mandare via gli abusivi. Solo la tenacia del sostituto procuratore Marina Tommolini, supportata dagli avvocati Paola Damiani e Aldo Grilli, amministratrice di sostegno e legale della vittima, ha consentito di riaprire il caso e fare giustizia.

La signora, attualmente ricoverata in una struttura sanitaria per problemi di salute, a breve potrà tornare nella sua abitazione: un alloggio popolare Ater, in via Dalla Chiesa a Pescara, che le era stato assegnato il 3 aprile del 2017. Il Gip Nicola Colantonio, condividendo l’impianto accusatorio del pm, ha infatti emesso un provvedimento di sequestro eseguito pochi giorni fa. Contestualmente ha nominato l’avvocato Damiani custode giudiziario dell’appartamento, con la facoltà di farvi rientrare l’anziana.

«Non ci sono dubbi sulla sussistenza di un grave quadro indiziario – scrive il giudice - circa le responsabilità degli indagati, i quali hanno ottenuto, circuendo la persona offesa e approfittando del suo stato di minorata capacità, la disponibilità esclusiva di un alloggio popolare, pur non essendo legittimati ed escludendo la legittima assegnataria». I due indagati, una coppia di pescaresi di 48 e 37 anni, rischiano ora di finire a processo per circonvenzione d’incapace e occupazione arbitraria di edificio, con l’aggravante di avere compiuto i reati in danno di una persona in condizioni di minorata difesa. I due furono presentati alla signora dalla nipote di quest’ultima, allo scopo di badare a lei per il tempo necessario a consentirle di riprendersi da un infortunio. La coppia si trasferì dunque nell’appartamento insieme alla figlia minore. Successivamente l’anziana, a causa di una frattura, dovette sottoporsi ad un breve ricovero ospedaliero. Il giorno in cui venne dimessa, nel settembre del 2018, la coppia andò a prenderla, ma anziché riportarla a casa, con una serie di scuse l’accompagnò presso una struttura per anziani di Lanciano.

Da quel momento la signora non poté più rientrare a casa e non ebbe più alcun accesso ai suoi documenti e ai suoi effetti personali. Spaesata e frastornata, chiese aiuto al fratello ultraottuagenario che però, a causa delle precarie condizioni di salute, poté ospitarla solo per qualche giorno. Di conseguenza finì in una residenza per anziani di Città Sant’Angelo, dove ha continuato a vivere fino a pochi giorni addietro. Le varie denunce e gli interventi dell’amministratore di sostegno, negli ultimi due anni, non hanno sortito effetti, andandosi a scontrare con una scrittura privata sottoscritta dalle parti per la locazione dell’alloggio e con una richiesta di ampliamento del nucleo familiare che recava la firma dell’anziana. Firma disconosciuta dalla donna. Poi il pm Tommolini ha ripreso in mano le carte e ha acquisito nuovi atti, riuscendo a centrare l’obiettivo.

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