Obbligazioni deteriorate alla Carichieti, scagionati gli ispettori di Bankitalia

Mercoledì 1 Luglio 2020 di Saverio Occhiuto
Mentre il governatore Marco Marsilio chiama al telefono l'ad di Medio Credito Centrale, la banca che si appresta a rilevare la Popolare di Bari per farne il più importante istituto di credito del Mezzogiorno, ecco riaffacciarsi il passato con una notizia clamorosa: la sentenza con cui il Tribunale di Chieti dispone l'archiviazione del processo a carico dei due commissari di Bankitalia, Mario Falconio e Salvatore Immondino, spediti nel 2015 alla CariChieti per mettere ordine nei conti dell'istituto teatino, poi finito in liquidazione e assorbito proprio dalla Bpi assieme a Tercas, prima che anche la banca pugliese finisse in cattive acque.

Il fatto è che la sentenza di archiviazione risale al 21 novembre scorso, ma curiosamente se ne ha notizia solo oggi. Nel mezzo, un silenzio seguito dall'emergenza Covid che ha finito col distrarre l'opinione pubblica da un caso su cui oggi cala il sipario: quello dei due commissari entrati a dare un'occhiata tra le carte di un istituto ancora in vita al momento del loro ingresso, e che secondo l'accusa mossa da alcuni clienti incappati nelle obbligazioni deteriorate sarebbero stati responsabili del default con il loro comportamento. Accuse infondate per il Tribunale di Chieti, che non ha ravvisato alcun dolo nel lavoro dei due funzionari.

Nella sentenza di archiviazione si fa tra l'altro riferimento alle audizioni dinanzi la Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario istituita nel 2017, che avevano accertato come le responsabilità dell'organo gestorio della banca risiedevano essenzialmente nella “opacità” delle decisioni aziendali antecedenti la fase di amministrazione straordinaria. Proprio nel 2017 era stato il parlamentare pescarese di Sinistra italiana, Gianni Melilla, a portare il caso nell'aula di Montecitorio con una interrogazione all'allora ministro dell'Economia per sapere quali iniziative si intendeva assumere per tutelare gli interessi dei 90mila clienti di CariChieti. Nella sua interrogazione Melilla faceva riferimento al radicamento storico dell'istituto in una provincia, come quella teatina, tra le più dinamiche del Mezzogiorno. Riflessioni che meno di 48 ore fa il presidente della Regione, Marco Marsilio, ha fatto con l'ad di Medio Credito Centrale, Bernardo Mattarella, rappresentando la “forte preoccupazione” per i gravi tagli di filiali e risorse umane che colpiranno l'Abruzzo con il piano di salvataggio di Bpi, approvato lunedì dagli azionisti.

«Il paradosso che ho descritto al dottor Mattarella – spiega Marsilio -, al quale ho fatto i migliori auguri per l'impegno che si appresta ad assumere, è che l'Abruzzo è storicamente la regione locomotiva dello sviluppo del Mezzogiorno, con un patrimonio industriale che non è secondo a nessuno, ma ciò nonostante è privo di una banca del territorio». Ora con la Mcc la banca c'è, ma qualcuno ricorda cos'era, solo un decennio fa, CariChieti: «Un istituto – dice un personaggio ben informato sulle cose interne della sua ex banca – che aveva in cassa una liquidità di circa 1,2miliardi e che veniva incontro alle esigenze della provincia senza lasciare nessuno indietro. Che fine hanno fatto tutti quei soldi? L'altro giorno sono stato invitato alla mensa Caritas per un evento di beneficenza. Mi sono trovato di fronte a persone insospettabili che chiedevano aiuto».







Saverio Occhiuto




  © RIPRODUZIONE RISERVATA