Carabinieri arrestati per i soldi falsi: ecco chi sono

Sabato 5 Ottobre 2019 di Antonino Dolce
Antonello Carnevale
Sono il luogotenente della stazione di San Salvo, Antonello Carnevale, e il maresciallo Giuseppe Mancino i carabinieri arrestati ieri mattina a seguito di un'inchiesta coordinata dalla Dda dell'Aquila (nata in origine in provincia di Chieti). Nei confronti dei due esponenti dell'Arma è stata emessa l'ordinanza applicativa degli arresti domiciliari perché si sarebbero appropriati di 1.490 euro in banconote false. Secondo la ricostruzione fatta dalla pm Roberta D'Avolio, i fatti si riferiscono all'aprile scorso. Carnevale avrebbe avuto la disponibilità di banconote contraffatte consegnategli da una fonte confidenziale per saggiarne la qualità in vista di un imminente sequestro programmato per il giorno dopo. Di questo campione avrebbe omesso di sottoporlo a sequestro.

L'operazione il giorno dopo è scattata come pianificato. I due – sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti – avrebbero operato in concorso e unione fra loro «in esecuzione di un medesimo disegno criminoso». Il servizio di controllo era stato predisposto nei confronti di un pregiudicato locale. L'automobile di quest'ultimo è stata fermata la mattina del 6 aprile nelle vicinanze di un centro commerciale. A bordo del veicolo i due militari hanno rinvenuto 1.490 euro di banconote contraffatte «omettendone il sequestro», mentre per altre 910 euro è stato predisposto il sequestro penale con conseguente sottoscrizione del verbale da parte di altri carabinieri della stazione sansalvese.

 due carabinieri – Carnevale è rappresentato dall'avvocato Alessandro Orlando, Mancino da Fiorenzo Cieri – ora dovranno rispondere del reato di peculato e spiegare perché quelle banconote non sono state sequestrate. Per Mancino ci sono anche altre ipotesi di reato. Innanzitutto la divulgazione di segreto istruttorio con passaggio su cellulare di terze persone di intercettazioni video ambientali coperte da segreto istruttorio riguardanti altri casi di cronaca in città (in quel momento nella fase di indagini preliminari). Non solo, secondo la Dda aquilana il maresciallo si sarebbe reso protagonista di diversi accessi abusivi al sistema informatico investigativo in uso alle forze dell'ordine rivelando dati sensibili riguardanti alcuni nomitativi (ad esempio l'esistenza di precedenti penali).  © RIPRODUZIONE RISERVATA