Carabiniere si fa regalare cibi e bevande dal barista: sotto accusa

Giovedì 13 Febbraio 2020 di Stefano Buda
Il Tribunale di Pescara
Si presentava abitualmente presso due esercizi commerciali di Montesilvano (Pescara), con l’auto di servizio e indossando la propria uniforme da carabiniere, per poi farsi consegnare gratuitamente cibi e bevande sotto la minaccia di ripercussioni. Sembrerebbe un tipico caso di malcostume all’italiana, una di quelle storie che hanno inizio a colpi di “lei non sa chi sono io” e che si concludono con la più assoluta impunità per chi approfitta del proprio ruolo. Questa volta, però, si va verso un altro finale, con il presunto responsabile che sarà chiamato a rispondere delle sue azioni. Con le accuse di induzione indebita a dare o promettere utilità e peculato è infatti finito a processo S.B. appuntato dei carabinieri di 58 anni, di origini siciliane ma residente a Montesilvano, in servizio presso la stazione di Città Sant’Angelo.

Il gup Elio Bongrazio, nell’ambito dello stesso procedimento, ha rinviato a giudizio anche C.C.i, 51 anni, titolare del bistrot Martina Cafè di Montesilvano, uno dei due locali che riceveva le visite dell’appuntato. Questo perché, come previsto dal codice penale in riferimento al reato di induzione indebita, è punibile anche chi dà o promette danaro o altra utilità. Per le stesse ragioni era stato chiesto il rinvio a giudizio di A.D.N., 28 anni, proprietario del ristorante Margherita di Montesilvano, altro locale selezionato da S.B., ma la sua posizione è stata definita con la sospensione del procedimento e la concessione di 9 mesi di messa alla prova.

I fatti contestati risalgono ad un periodo compreso tra il 2015 e il 2017. Sulla base di quanto ricostruito dall’accusa, S.B, si recava nei due esercizi commerciali «indossando la divisa, durante l’orario di servizio, con la macchina con i colori di istituto, a prelevare cibi e bevande da asporto – si legge nel capo d’imputazione - senza corrispondere il relativo prezzo, inducendo i titolari ad effettuare gratuitamente le relative consegne, paventando tacitamente eventuali ripercussioni (controlli) sulla loro attività commerciale, in ragione della propria qualifica professionale e del luogo ove tale ufficio veniva svolto». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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