Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Il Calderone, ghiacciaio declassato: una piccola Marmolada in Abruzzo

Il Calderone, ghiacciaio declassato: una piccola Marmolada in Abruzzo
di Stefano Ardito
4 Minuti di Lettura
Martedì 5 Luglio 2022, 08:07

Qualche mese fa, quel che resta dell’unico ghiacciaio d’Abruzzo è stato al centro di un importante programma scientifico. I glaciologi dell’Università veneziana di Ca’ Foscari e dell’Istituto di Scienze Polari del CNR, insieme a colleghi abruzzesi e romani, hanno estratto dal Calderone del Gran Sasso una “carota” di ghiaccio lunga 23 metri, che servirà a studiare il clima del passato. Il progetto Ice Memory, però, non ha modificato la diagnosi sul ghiacciaio più meridionale d’Europa, che da tempo non è considerato più tale, ma un “glacionevato” diviso in due masse separate. Come scopre chi lo raggiunge dai Prati di Tivo o dal rifugio Franchetti, o lo osserva dalla vetta del Corno Grande, da agosto in poi il ghiaccio è nascosto dalle pietre.

Anche nelle condizioni attuali, però, il Calderone resta un monumento naturale straordinario. Il primo a descriverlo, nel 1794, è il gentiluomo teramano Orazio Delfico. Salendo alla Vetta Orientale lo descrive come “una maestosa conca, coverta da neve ben solida e ferma, per non ricevere alcuna impressione dalle più forti pedate dei contadini che mi accompagnavano”. Alla fine dell’Ottocento, quando il Corno Grande è una meta frequentata, il Calderone riempie la conca e sfiora la cresta delle Tre Vette. Nel secondo dopoguerra il calo è ormai iniziato, ma i primi rilievi scientifici alla base della colata, dove in estate si forma il Lago Sofia, mostrano una massa di ghiaccio in salute. Poi arrivano il caldo e la crisi.

Il primo allarme risale alla torrida estate del 1990, alla fine del quale la conca è occupata solo da pietraie. Il ghiaccio fossile, però, resiste sotto alle pietre. Dal 1994, degli inverni con molta neve permettono alla massa glaciale di accrescersi. Un nuovo calo arriva tra il 2005 e il 2006, quando dal Paretone si stacca una grande frana. Poi l’emersione di una fascia di roccia che separa la conca basale dal pendio superiore provoca il declassamento del Calderone a glacionevato. La stessa sorte, in quegli anni, tocca a molti piccoli ghiacciai dell’Ortles, delle Dolomiti e delle Alpi Giulie. Nel 2012, dopo un’alternanza di nevicate e disgeli, alla base del ghiacciaio si forma un lago sul quale galleggiano dei piccoli iceberg. Ma l’interesse dei glaciologi italiani e non per la conca più alta del Gran Sasso non si placa. Lo dimostra il lavoro dei ricercatori del progetto Ice Memory, che hanno l’autorizzazione del Parco nazionale e il patrocinio del Comune di Pietracamela. In estate, raggiungere il Calderone non presenta difficoltà.

Dall’Arapietra la salita verso il rifugio Franchetti, la Sella dei Due Corni e il ghiacciaio richiede un paio d’ore di cammino, che diventano tre se (come in questi giorni) la cabinovia non funziona, e occorre incamminarsi dal Piano del Laghetto. Il sentiero una volta sciolta la neve primaverile è facile, ma bisogna fare attenzione sulle rampe esposte che precedono il rifugio, e nell’ultima parte dove si attraversano dei ripidi ghiaioni. Chi preferisce non andare da solo può farsi accompagnare da una delle ottime guide alpine dell’Abruzzo. Raggiunta la base del Calderone, 2680 metri di quota, occorre fare attenzione.

Chi vuole salire ai 2912 metri della Vetta Occidentale del Corno Grande deve tornare brevemente indietro, e salire per facili rocce verso il Passo del Cannone e la cima. Dall’altra parte, un sentiero attrezzato e poi una aerea crestina conducono ai 2904 metri dell’Orientale. Qui, affidarsi all’esperienza una guida è ancora più consigliato. Sarebbe una grande imprudenza, invece, tentare di salire sul ghiacciaio, che in questo periodo è formato da lastre di ghiaccio e da ghiaie, verso la cima più alta dell’Abruzzo. Il pendio, che in primavera è di neve, e può essere percorso con la piccozza e i ramponi o con gli sci, in piena estate è una trappola potenzialmente mortale. Per godere dell’ambiente del Calderone conviene sedersi sulle pietre della morena, e apprezzare la meraviglia che si ha intorno. Al pendio di ghiaccio e massi si applica il buonsenso della nonna. Guardare e non toccare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA